Medio Oriente, Idf: al via tredicesima ondata di attacchi contro Teheran. Trump: "Il figlio di Khamenei inaccettabile come nuovo leader"

Mentre l’Idf scatena la tredicesima ondata di raid e la petroliera USA brucia nel Golfo, il Segretario Hegseth ammette il potenziale coinvolgimento americano nell’offensiva di terra curda. Roma ritira le truppe verso l’Arabia, invia sistemi antimissile a Cipro e gestisce l'emergenza per 100.000 connazionali.

(Prima Notizia 24)
Giovedì 05 Marzo 2026
Roma - 05 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Mentre l’Idf scatena la tredicesima ondata di raid e la petroliera USA brucia nel Golfo, il Segretario Hegseth ammette il potenziale coinvolgimento americano nell’offensiva di terra curda. Roma ritira le truppe verso l’Arabia, invia sistemi antimissile a Cipro e gestisce l'emergenza per 100.000 connazionali.

Il sesto giorno del conflitto scatenato dall’operazione congiunta Usa-Israele contro l’Iran segna il punto di non ritorno verso una guerra regionale totale.

L’Idf ha ufficializzato l’avvio della tredicesima ondata di attacchi aerei, una campagna di devastazione che la Mezzaluna Rossa quantifica ormai in 1.230 morti e oltre 100 infrastrutture civili rase al suolo in 636 località iraniane.

Teheran ha risposto con una violenza speculare, lanciando i super missili balistici Khorramshahr-4 — vettori da 2.000 chilometri di gittata con testate da 1.500 chilogrammi — contro l’aeroporto Ben Gurion e la base aerea 27 di Tel Aviv, rivendicando con orgoglio il colpo contro "la proprietà dell’esercito di occupazione".

L’incendio del conflitto ha ormai scavalcato i confini persiani: l’Azerbaigian denuncia droni e missili piovuti sull’aeroporto di Nakhchivan e su una scuola a Shakarabad, un atto che il presidente Ilham Aliyev ha bollato come “un attacco terroristico” pretendendo scuse formali da Teheran e chiudendo lo spazio aereo per 12 ore, mentre Baku si riserva il diritto a ogni misura di ritorsione. Dal canto suo, il ministro iraniano Araghchi ha respinto le accuse in un colloquio con l’omologo azero Bayramov, puntando il dito contro una campagna di distorsione dell’opinione pubblica orchestrata dal regime israeliano.

La tensione è altissima nel Golfo, dove il Qatar ha dichiarato ufficialmente di essere sotto attacco iraniano mentre esplosioni scuotevano Doha e la contraerea intercettava i vettori in arrivo.

Al largo delle coste del Kuwait, la Repubblica Islamica ha rivendicato l’attacco a una petroliera americana, attualmente avvolta dalle fiamme, avvertendo che d’ora in avanti ogni transito attraverso lo Stretto di Hormuz sarà sotto il rigido controllo bellico di Teheran.

In questo scenario apocalittico, Donald Trump ha rotto gli indugi parlando ad Axios della successione alla Guida Suprema: “Stanno sprecando tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina, come con Delcy Rodriguez in Venezuela. Il figlio di Khamenei è inaccettabile per me, vogliamo qualcuno che porti armonia e pace”.

Mentre Trump reclama un ruolo da kingmaker, l'Assemblea degli Esperti a Qom tenta di riunirsi d'urgenza tra un raid e l'altro per formalizzare la nomina di Mojtaba Khamenei, ma otto membri hanno disertato per protestare contro la “forte pressione” delle Guardie della Rivoluzione.

Sul fronte terrestre, il giallo dell’offensiva curda agita le cancellerie: se Fox News riporta di migliaia di combattenti curdi iracheni lanciati contro l’Iran, il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha alimentato il mistero precisando che sebbene l'esercito americano non stia armando l'insurrezione, “altre parti del governo Usa potrebbero essere potenzialmente coinvolte”.

Una dichiarazione che ha scatenato l'ira di Larijani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale iraniano, che su X ha sfidato gli aggressori: “I valorosi figli dell'Imam vi stanno aspettando per smascherare quei corrotti funzionari americani con diverse migliaia di morti e prigionieri. La terra d'Iran non è luogo per la danza dei demoni infernali”.

Nel frattempo, un caccia F-15 americano è precipitato nell'ovest dell'Iran e i piloti sono stati tratti in salvo da un'operazione lampo congiunta delle forze israeliane e americane.

Anche il Libano è un inferno: 102 morti e 83.000 sfollati dopo che Israele ha eliminato a Tripoli il comandante di Hamas Wasim Attallah Ali e il ministro Smotrich ha avvertito che il quartiere Dahiyeh di Beirut “assomiglierà a Khan Yunis”.

L’Italia ha risposto innalzando al massimo la protezione anti-balistica e avviando un massiccio riposizionamento delle truppe. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, parlando alle Camere, non ha usato giri di parole: “Certo che l’attacco israeliano è stato al di fuori delle regole del diritto internazionale. È una guerra partita all'insaputa del mondo e il nostro problema è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto”.

Roma sta spostando 239 militari dal Kuwait all’Arabia Saudita, ritirando il personale dal Bahrein e inviando a Cipro un dispositivo multi-dominio con sistemi antimissile per rispondere alle richieste dei Paesi amici.

Crosetto ha dato mandato di elevare al massimo il livello di difesa aerea nazionale poiché “di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto”.

Parallelamente, il ministro Antonio Tajani ha confermato che la task force Golfo ha gestito 14.000 chiamate per mettere in sicurezza i 100.000 italiani coinvolti, dei quali 10.000 sono già stati rimpatriati con voli speciali da Dubai, Abu Dhabi e dalle Maldive.

La Camera ha infine approvato la risoluzione che impegna il governo a proteggere le infrastrutture strategiche e sostenere i partner UE, pur ribadendo con forza che “l’Italia non è in guerra”.


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