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Droni suicidi sulle basi USA in Kuwait e petroliere in fiamme nel cuore delle rotte globali. Mentre l’Iran sprofonda nel blackout digitale, l’Occidente conta le vittime civili: strage di bambine in una scuola di Minab. Trump mobilita l’intelligence antiterrorismo nelle città americane.
Droni suicidi sulle basi USA in Kuwait e petroliere in fiamme nel cuore delle rotte globali. Mentre l’Iran sprofonda nel blackout digitale, l’Occidente conta le vittime civili: strage di bambine in una scuola di Minab. Trump mobilita l’intelligence antiterrorismo nelle città americane.
Il Medio Oriente sta scivolando in un conflitto totale che minaccia di trascinare il pianeta intero in una recessione energetica senza precedenti. Nelle ultime ore, esplosioni devastanti hanno scosso la capitale del Kuwait, dove il ministero della Difesa ha confermato che "le difese aeree stanno attualmente affrontando attacchi missilistici e con droni che hanno penetrato lo spazio aereo", in una rappresaglia che ha già causato il ferimento di decine di soldati.
La furia di Teheran non ha risparmiato le rotte marittime: Ebrahim Zolfaghari, portavoce delle Guardie della Rivoluzione, ha annunciato con orgoglio che "una petroliera di proprietà statunitense, vicino al confine con il Kuwait, è stata presa di mira ed è in fiamme", un atto che ha quasi azzerato il traffico navale nello Stretto di Hormuz.
Questo blocco forzato ha spinto il ministro dell'energia del Qatar, Saad al-Kaabi, a lanciare un monito che gela i mercati: "Se la guerra continuasse, la crescita globale ne soffrirebbe e i prezzi dell'energia salirebbero alle stelle", con previsioni che vedono il barile toccare i 150 dollari in pochi giorni.
Sul fronte interno americano, l'amministrazione di Donald Trump ha risposto alzando il livello di sicurezza nelle metropoli per il timore di cellule dormienti iraniane. Kash Patel, direttore dell'FBI, ha ordinato "alle squadre antiterrorismo e di intelligence di essere in massima allerta e di mobilitare tutte le risorse di sicurezza necessarie", mentre la segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, pur essendo stata silurata da Trump, continua a coordinare le operazioni per "contrastare qualsiasi potenziale minaccia in patria".
Nel frattempo, Israele ha sferrato un colpo durissimo al cuore del regime, dichiarando di aver distrutto il bunker sotterraneo del defunto leader Khamenei a Teheran con un'operazione condotta da 50 jet e 100 bombe: "Dopo l'assassinio di Khamenei, il complesso ha continuato a essere utilizzato da alti funzionari del regime", ha spiegato l'IDF nel giustificare il raid.
Tuttavia, la tragedia umana si misura soprattutto nelle scuole: l'Unicef ha confermato la morte di circa 180 bambini, tra cui 168 bambine uccise in un attacco alla scuola Shajareh Tayyebeh a Minab. Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha puntato il dito su X contro "gli aggressori americani/israeliani", sebbene inchieste indipendenti della Reuters suggeriscano che l'attacco di Minab possa essere stato un tragico errore delle forze statunitensi.
La geopolitica regionale si frammenta tra condanne e schieramenti militari. Se da un lato il figlio dello Scià, Reza Pahlavi, definisce "inaccettabili" le aggressioni di Teheran e giura che in futuro l'Iran sarà un "vero partner", dall'altro la Russia fornisce intelligence aerea a Teheran per colpire le navi americane.
In Libano, dove i raid israeliani hanno già forzato 500mila persone alla fuga, la situazione è al collasso: il ministero della sanità libanese riferisce di continui bombardamenti su Beirut sud, mentre il portavoce dell'IDF ha diffuso un "avviso urgente" agli abitanti di Qom avvertendo di nuovi attacchi imminenti.
Anche l'Italia gioca la sua parte: la premier Giorgia Meloni, dopo aver sentito Erdogan per condannare l'attacco missilistico alla Turchia, ha ribadito che la priorità è "lavorare per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia", mentre il ministro Tajani ha chiarito che qualsiasi uso delle basi italiane passerà dal Parlamento.
Intanto, l'Iran resta avvolto in un blackout digitale totale che dura da sei giorni, con Netblocks che rileva una connettività ridotta all'1%, segno di una nazione isolata dal mondo mentre l'ombra della guerra totale si allunga su tutto il Golfo.
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