Lavoro, Istat: record storico di occupati a gennaio, la disoccupazione crolla al 5,1%

L’Istat fotografa un Paese che corre: superata quota 24,1 milioni di lavoratori con un balzo di 80mila unità in un solo mese. Tiene il lavoro stabile, ma cresce il numero di chi smette di cercare un impiego.

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Mercoledì 04 Marzo 2026
Roma - 04 mar 2026 (Prima Notizia 24)

L’Istat fotografa un Paese che corre: superata quota 24,1 milioni di lavoratori con un balzo di 80mila unità in un solo mese. Tiene il lavoro stabile, ma cresce il numero di chi smette di cercare un impiego.

L’economia italiana apre il 2026 con un colpo di acceleratore che porta il numero degli occupati ai massimi storici. Secondo le ultime rilevazioni Istat, a gennaio si contano 24 milioni 181mila occupati, un risultato trainato da un incremento mensile di 80mila unità (+0,3%). Il tasso di occupazione balza così al 62,6%, riflettendo una crescita che interessa quasi tutte le fasce d'età e tipologie contrattuali, con una spinta particolare proveniente dagli uomini, dai dipendenti e dai lavoratori autonomi.

L'analisi dei dati su base annua conferma il consolidamento della qualità del lavoro: rispetto a gennaio 2025, i dipendenti permanenti aumentano di 71mila unità e gli autonomi segnano un incremento imponente di 195mila unità. Questo trend ha permesso di assorbire completamente la flessione dei contratti a termine, diminuiti di 196mila unità nello stesso periodo. Se il quadro generale è di estrema vitalità, resta una nota di cautela per la fascia più giovane (15-24 anni), l'unica a far registrare una diminuzione dell'occupazione nel confronto mensile.

Parallelamente al boom degli occupati, l’Italia registra un crollo verticale della disoccupazione, che scende al 5,1% (-0,4 punti rispetto al mese precedente). Il calo è ancora più marcato su base annua: il numero di persone in cerca di lavoro è diminuito del 22,7%, pari a 384mila persone in meno rispetto a gennaio scorso. Anche il tasso di disoccupazione giovanile mostra segnali di miglioramento, attestandosi al 18,9% (-1,9 punti).

Tuttavia, il mercato del lavoro mostra una dinamica complessa: al calo dei disoccupati corrisponde un aumento degli inattivi (coloro che non hanno un impiego e non lo cercano), che crescono di 322mila unità su base annua (+2,6%). Il tasso di inattività sale così al 33,9%, un dato alimentato soprattutto dalle donne e dai giovanissimi. Questo fenomeno suggerisce che, mentre una parte consistente della popolazione si stabilizza nel mondo del lavoro, una fetta crescente dei "non occupati" stia scivolando fuori dal perimetro della ricerca attiva, un segnale che l'Istat monitora con attenzione per le possibili implicazioni sociali a lungo termine.


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