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Nella Sala Stampa della Camera dei Deputati è stato presentato il libro “IA – L’Ultimo Uomo e la Macchina. Pensieri dal Transumanismo Inverso” di Giovanni Spinapolice, avvocato e saggista esperto di diritto, tecnologia ed etica.
Nella Sala Stampa della Camera dei Deputati è stato presentato il libro “IA – L’Ultimo Uomo e la Macchina. Pensieri dal Transumanismo Inverso” di Giovanni Spinapolice, avvocato e saggista esperto di diritto, tecnologia ed etica.
Nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, in Via della Missione, la presentazione del volume “IA – L’Ultimo Uomo e la Macchina. Pensieri dal Transumanismo Inverso” ha riunito giuristi, studiosi e professionisti per un confronto serrato sul futuro dell’intelligenza artificiale e sulle regole chiamate a governarla. L’autore, l’avvocato Giovanni Spinapolice, da anni impegnato nello studio del rapporto tra diritto, tecnologia ed etica, ha proposto nel suo intervento una lettura dell’IA come fenomeno “sistemico globale”, capace di incidere su economia, informazione, processi decisionali e comportamenti collettivi.
Ospitata dall’On. Giorgia Latini, vicepresidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, la conferenza ha messo in luce l’insufficienza di un approccio solo nazionale o europeo a fronte di tecnologie sviluppate e utilizzate su scala planetaria. Da qui l’appello di Spinapolice alla creazione di un organismo giuridico internazionale capace di coordinare regole comuni e fondato su un’etica condivisa, che tenga insieme responsabilità, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali.
“La questione non è soltanto tecnica o regolatoria, ma giuridica, politica e antropologica: dobbiamo chiederci quali limiti e quali responsabilità debbano guidare lo sviluppo dell’IA affinché l’essere umano resti il centro e il fine dell’innovazione”, ha spiegato Spinapolice, rilanciando l’idea di un nuovo “umanesimo tecnologico”. Pur ribadendo che la macchina “non ha coscienza”, l’autore ha insistito sul fatto che proprio l’assenza di coscienza negli algoritmi obbliga a ridefinire la nostra: “Ho sentito la necessità di scrivere non solo un saggio, ma una forma di resistenza culturale: un invito a restare umani anche nel cuore del codice”, ha aggiunto.
Nel suo intervento, l’On. Giorgia Latini ha sottolineato come l’intelligenza artificiale rappresenti una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo, mettendo in discussione paradigmi e certezze su cui si è retta finora la vita sociale. “L’IA è uno strumento neutro: può essere utilizzata per il bene o per il male, dipende dall’uso che ne facciamo e dalla consapevolezza con cui governiamo questi processi”, ha ricordato la deputata, richiamando il precedente della rivoluzione di Internet e le sfide educative aperte per le nuove generazioni.
Sulla stessa linea, il Prof. Vincenzo Pepe, ordinario di Diritto pubblico comparato, ha evidenziato la dimensione filosofica ed etica del libro, che attraversa filosofia, arte e domande fondamentali dell’esistenza. L’etica, ha spiegato, è il processo attraverso cui si forma la coscienza morale anche quando mancano norme scritte: il nodo, di fronte all’IA, non è ciò che la tecnologia può fare, ma ciò che l’uomo sceglie di fare con essa.
A collegare intelligenza artificiale e mondo dell’arte è stata la storica dell’arte e art advisor Mariella Casile, che ha letto il volume come una mappa culturale utile a comprendere le trasformazioni creative nell’era algoritmica. L’arte, ha osservato, resta uno spazio di libertà perché non obbedisce al codice ma lo infrange: in questo senso, ogni artista è un “sabotatore della forma” e un “traditore creativo delle regole”, capace di mettere in discussione il determinismo delle macchine.
Moderato dal consulente di strategia d’impresa Sergio Cinelli, il dibattito si inserisce nel più ampio confronto internazionale sulla regolazione dell’intelligenza artificiale, dove cresce il timore di una frammentazione normativa tra aree geopolitiche e grandi piattaforme tecnologiche. Dalla Sala Stampa della Camera è arrivato un messaggio chiaro: costruire una governance multilivello dell’IA che coniughi innovazione tecnologica, responsabilità giuridica e tutela della persona non è più una scelta teorica, ma una necessità politica urgente.
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