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Il Presidente non accetta il verdetto della Corte Suprema e promette contromosse. La sentenza conferma: il potere di tassare spetta esclusivamente al Congresso.
Il Presidente non accetta il verdetto della Corte Suprema e promette contromosse. La sentenza conferma: il potere di tassare spetta esclusivamente al Congresso.
Reazione a caldo, durissima, di Donald Trump dopo la sentenza della Corte Suprema che ha giudicato illegittima gran parte della sua politica tariffaria. Secondo quanto riportato dalla Cnn, il Presidente statunitense ha definito la decisione dei "saggi" una "vergogna" durante una colazione di lavoro con i governatori alla Casa Bianca.
Nonostante il pesante stop giudiziario – arrivato con una maggioranza di 6 voti contro 3 – Trump ha assicurato ai presenti di non avere intenzione di cedere, dichiarando di avere già pronto un "piano di riserva" per proseguire nella sua strategia commerciale.
La sentenza, redatta dal presidente della Corte John Roberts, ha stabilito che l'amministrazione ha abusato dei propri poteri invocando l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Per i giudici, tale legge non conferisce al Presidente l'autorità di imporre dazi – competenza che resta costituzionalmente riservata al Congresso – ma solo poteri di regolazione in casi di emergenze nazionali ben definite.
Mentre a Washington si attende di capire la natura delle prossime mosse dell'amministrazione, a Bruxelles la Commissione UE mantiene alta l'attenzione. Un portavoce comunitario ha dichiarato che l'Unione "prende atto della sentenza" e resta in "stretto contatto" con la Casa Bianca per chiarire le future misure che verranno adottate, ribadendo la necessità di stabilità e tariffe basse per le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico.
La sentenza, che richiama i precedenti di Richard Nixon, ha segnato la fine dei dazi del 'Liberation Day' voluti da Donald Trump. La Corte Suprema USA (verdetto 6-3) ha chiarito che l'International Emergency Powers Act non autorizza il Presidente a imporre tariffe in modo unilaterale.
La norma, nata per correggere gli squilibri della bilancia dei pagamenti negli anni '70, riconosce al Capo dello Stato il potere di "regolare" i beni esteri in emergenza, ma non di scavalcare il potere fiscale del Parlamento.
I giudici hanno evidenziato come la Costituzione affidi i dazi al Congresso, smontando la tesi della Casa Bianca basata sulle "minacce straordinarie".
L'entusiasmo degli investitori si è tradotto in una seduta euforica: a Milano l'indice principale guadagna l'1,5%, mentre le altre piazze europee chiudono in territorio positivo con Parigi al +1% e Londra al +0,7%. Invariato il quadro dei titoli di Stato con lo spread tra Btp e Bund stabile a 60 bps.
A New York, la fiducia nel ridimensionamento del protezionismo ha spinto il Nasdaq a un progresso dello 0,57% (22.808,38 punti). Avanzano anche il Dow Jones (+0,33% a 49.559,62) e lo S&P 500 (+0,44% a 6.891,09). Sul fronte valutario, il cambio euro-dollaro si attesta con stabilità a quota 1,1776, segnalando una tenuta della moneta unica di fronte alla sconfitta giudiziaria dell'amministrazione Trump.
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