Conti pubblici, Istat: nel terzo trimestre del 2025 il rapporto deficit/Pil cala al -3,4%

La pressione fiscale è stata pari al 40,0%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

(Prima Notizia 24)
Mercoledì 07 Gennaio 2026
Roma - 07 gen 2026 (Prima Notizia 24)

La pressione fiscale è stata pari al 40,0%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel terzo trimestre 2025 l’indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni in rapporto al Pil è stato pari al -3,4% (-2,3% nello stesso trimestre del 2024). Lo rileva l’Istat.

Il saldo primario delle Pubbliche Amministrazioni (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,4% (1,6% nel terzo trimestre del 2024).

Il saldo corrente delle Pa è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,3% (2,2% nel terzo trimestre del 2024).

La pressione fiscale è stata pari al 40,0%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto del 2,0% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%.

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

A fronte di una variazione dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dell’1,8%.

La quota di profitto delle società non finanziarie, stimata al 42,3%, è diminuita di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Il tasso di investimento delle società non finanziarie si attesta al 22,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Amministrazioni pubbliche

Le uscite totali nel terzo trimestre 2025 sono aumentate del 3,5% rispetto al corrispondente periodo del 2024 e la loro incidenza sul Pil (pari al 48,0%) è salita in termini tendenziali di 0,3 punti percentuali. Nei primi tre trimestri del 2025 la relativa incidenza è stata pari al 49,2%, in rialzo di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024.

Le uscite correnti e le uscite in conto capitale hanno registrato, nel terzo trimestre 2025, un aumento tendenziale rispettivamente del 2,7% e del 10,1% .

Le entrate totali nel terzo trimestre 2025 sono aumentate in termini tendenziali dell’1,2% e la loro incidenza sul Pil si è attestata al 44,6%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024. Nei primi tre trimestri dell’anno, l’incidenza delle entrate totali sul Pil è stata del 44,7%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024.

Nel terzo trimestre 2025 le entrate correnti e le entrate in conto capitale hanno segnato entrambi, in termini tendenziali, un aumento, rispettivamente dello 0,7% e del 61,5% . Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2025 le AP hanno registrato un indebitamento netto pari al -4,5% del Pil, in miglioramento rispetto al -4,7% del corrispondente periodo del 2024. Nei primi nove mesi del 2025, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario si è attestato al -0,5 (-0,7% nello stesso periodo del 2024), mentre il saldo corrente è risultato positivo, pari allo 0,4% (0,1% nel corrispondente periodo del 2024). Nello stesso periodo, la pressione fiscale si è attestata al 39,9% del Pil, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto ai 39,6 del 2024.

Famiglie consumatrici

Nel terzo trimestre 2025, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato del 2,0% rispetto al trimestre precedente. A fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi dello 0,2%, il potere d’acquisto è aumentato dell’1,8%..

Nel terzo trimestre 2025, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La crescita di questo indicatore riflette una dinamica della spesa delle famiglie per consumi finali molto più debole rispetto a quella del reddito disponibile lordo (+0,3% e +2%, rispettivamente).

Nel terzo trimestre del 2025, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stimato all’8,5%, 0,3 punti percentuali più basso rispetto al trimestre precedente, a fronte di una flessione degli investimenti fissi lordi dell’ 1,4% e del già segnalato aumento del reddito lordo disponibile.

Società non finanziarie

Nel terzo trimestre del 2025, la quota di profitto delle società non finanziarie è stimata al 42,3%, segnando una diminuzione di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. In termini congiunturali, la flessione di questo indicatore è il risultato (al netto degli investimenti) di una diminuzione del risultato lordo di gestione dell’1,9% e di una crescita del valore aggiunto pari allo 0,2%.

Il tasso di investimento delle società non finanziarie nel terzo trimestre dell’anno è stimato al 22,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,7%.

In linea con la consueta politica di revisione, i dati destagionalizzati e grezzi dei conti trimestrali dei settori istituzionali e quindi gli indicatori presentati in questo comunicato sono stati rivisti dal primo trimestre del 2021.

“Nel terzo trimestre del 2025 il quadro di finanza pubblica mostra una pressione fiscale in diminuzione e un indebitamento in crescita rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente. Nello stesso periodo, si registra un forte aumento del potere d’acquisto e della propensione al risparmio delle famiglie che, escludendo il periodo Covid, raggiunge livelli massimi dal terzo trimestre del 2009, mentre la spesa per consumi finali rimane debole. Per le società non finanziarie, dopo la crescita dell’ultimo trimestre, si osserva una diminuzione della quota di profitto, in continuità con la tendenza in atto dalla seconda metà del 2023. Aumenta lievemente il tasso di investimento”, commenta l’Istituto.


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