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Il tycoon loda Milei e Orban, scherza sul Nobel e avverte chi tentenna: "Non fate i furbi con me". Per l'Italia presente Tajani.
Il tycoon loda Milei e Orban, scherza sul Nobel e avverte chi tentenna: "Non fate i furbi con me". Per l'Italia presente Tajani.
"Credo non ci sia mai stato niente di più potente e prestigioso". Con questa dichiarazione d'impatto Donald Trump ha dato il via a Washington alla prima riunione del Board of Peace, la nuova piattaforma diplomatica nata per ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente e non solo.
In un discorso che ha spaziato dall'economia ai dazi, il Presidente USA ha personalizzato il consesso elogiando i leader presenti e rivendicando il proprio ruolo di "kingmaker" globale, vantando l'endorsement dato a figure come l'ungherese Viktor Orban e l'argentino Javier Milei.
Il passaggio più teso del discorso ha riguardato l'Iran. Trump ha ribadito l'urgenza di un "accordo significativo" per impedire a Teheran di ottenere l'arma atomica, lanciando un avvertimento diretto: "Tra circa dieci giorni scopriremo cosa succede, ma se non si chiude succederanno cose brutte".
Nonostante il tono minaccioso, il tycoon ha assicurato di avere "buoni rapporti" con i negoziatori iraniani, inserendo la questione atomica come priorità assoluta dell'agenda di sicurezza nazionale.
Durante la "foto di famiglia" con il suo cerchio magico — da JD Vance a Jared Kushner, fino alla chief of staff Susie Wiles — Trump ha esortato tutti al sorriso, pur non risparmiando stoccate a chi ha esitato ad aderire: "Alcuni stanno facendo i furbi, ma non funziona con me. Si uniranno tutti".
Mentre la Commissione Europea e l'Italia (rappresentata dal Ministro Antonio Tajani) partecipano come osservatori per non scostarsi dalle risoluzioni ONU, l'Ungheria e la Romania hanno aderito come membri effettivi, segnando una spaccatura nelle modalità di partecipazione europea.
Il Board si concentrerà ora sull'attuazione del Piano di Pace in 20 punti, con la partecipazione del palestinese Ali Sha'at e dell'inviato Nickolay Mladenov per la ricostruzione di Gaza.
Trump ha poi chiuso con una battuta sul Nobel per la pace, citando il prossimo incontro in Norvegia: "Speravo annunciassero il premio per me, ma non mi interessa, voglio solo salvare vite". Fuori dal Donald Trump Institute, tuttavia, la realtà è rimasta conflittuale, con manifestanti pro-palestinesi che hanno contestato duramente l'apertura dei lavori.
Una nutrita folla di manifestanti pro-palestinesi ha circondato il Donald Trump Institute of Peace già prima dell'inizio dei lavori. La protesta è stata caratterizzata da slogan durissimi e cartelli espliciti, tra cui spiccavano scritte come "Donald Trump, vai all'inferno". I manifestanti hanno contestato la natura stessa del Board, accusando l'Amministrazione di voler imporre una soluzione economica che ignora i diritti politici del popolo palestinese. Trump, pur consapevole del dissenso esterno, ha tirato dritto: "Quello che stiamo facendo è semplice: pace. Una parola facile da dire ma difficile da produrre".
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