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"Cartelli attaccati con il biadesivo". Le famiglie: "Non abbiamo paura".
"Cartelli attaccati con il biadesivo". Le famiglie: "Non abbiamo paura".
Le falle nel sistema di sicurezza del Constellation erano strutturali e note. È quanto emerso dall'interrogatorio di Jacques Moretti, il proprietario del discobar di Crans-Montana dove, la notte di Capodanno, hanno perso la vita 41 giovani.
Davanti ai legali delle parti civili a Sion, l'uomo ha scaricato parte della responsabilità sulle autorità elvetiche: "L'impianto di ventilazione non è mai stato controllato né dal Comune né dal Cantone".
Il quadro delineato durante l'audizione è quello di un locale impreparato all'emergenza. Moretti ha dovuto rispondere a contestazioni precise: i cartelli degli estintori erano stati fissati con nastro biadesivo e si staccavano continuamente. "Succede anche in questo palazzo", ha tentato di giustificarsi l'imputato tra le proteste dei presenti.
Nessuno dei quattro estintori è stato attivato. "Tutti pensavano solo a scappare", ha ammesso Moretti, confermando che il panico ha reso inutili le dotazioni di bordo.
Fabrizio Ventimiglia, che assiste i familiari di una delle ferite, ha chiesto di andare a fondo sul sovraffollamento e sulla vendita di alcol ai minorenni, punti chiave che incrociano le recenti audizioni dei responsabili comunali. Mentre in Svizzera si discute di ventilazione e permessi, in Italia la magistratura cerca la verità nei contenuti digitali.
Il PM Stefano Opilio ha disposto il sequestro forense dei cellulari dei ragazzi coinvolti. L'ipotesi degli inquirenti romani è che i video e le chat registrati nei minuti precedenti al rogo possano fornire prove definitive sulla dinamica del disastro, elementi che finora non sarebbero stati acquisiti pienamente dalle autorità svizzere.
La giornata è stata segnata anche dal volto umano del dolore. Leila Micheloud, madre di due ragazze sopravvissute per miracolo, ha affrontato i coniugi Moretti in un incontro riservato definito "di grande umanità" dall'avvocato Sébastien Fanti. "Non ho paura di nessuno, sono qui per vedere in faccia chi c'era", ha dichiarato la donna entrando nel campus universitario di Sion trasformato in tribunale.
Domani il procedimento proseguirà con l'audizione della moglie del proprietario, Jessica Moretti, mentre l'attenzione si sposterà sui primi esiti delle indagini tecniche sui telefoni sequestrati a Roma.
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