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Entrano in vigore le norme della legge annuale sulle piccole e medie imprese che puniscono le carenze informative su postura e uso dei dispositivi. Mentre si ipotizza un ritorno massiccio al lavoro da remoto per il razionamento energetico, le multe per i datori di lavoro possono superare i 7.400 euro.
Entrano in vigore le norme della legge annuale sulle piccole e medie imprese che puniscono le carenze informative su postura e uso dei dispositivi. Mentre si ipotizza un ritorno massiccio al lavoro da remoto per il razionamento energetico, le multe per i datori di lavoro possono superare i 7.400 euro.
In un contesto internazionale segnato dal conflitto con l'Iran e dalle discussioni su possibili razionamenti energetici che potrebbero spingere verso un nuovo incremento del lavoro agile, entrano ufficialmente in vigore le disposizioni della legge annuale sulle PMI che introducono un severo regime sanzionatorio per le aziende inadempienti.
La normativa non stabilisce nuovi obblighi, ma potenzia l'efficacia di quelli già esistenti, focalizzandosi sulla consegna dell'informativa scritta riguardante la prevenzione e i rischi per chi opera fuori dalla sede aziendale. Il mancato adempimento può ora comportare l'arresto da due a quattro mesi o ammende che raggiungono i 7.403,96 euro.
Secondo i dati diffusi a fine 2025 dall'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il fenomeno coinvolge circa 3.575.000 persone, con un aumento significativo nel settore pubblico (+11%), dove "555.000 persone lavorano in smart, pari al 17% dei dipendenti della Pubblica amministrazione", mentre si registra una controtendenza nelle piccole e medie imprese, dove i lavoratori da remoto sono scesi all'8% del totale.
Al centro della nuova disciplina vi è la responsabilità del datore di lavoro nel fornire istruzioni dettagliate su aspetti critici come il corretto uso di videoterminali e smartphone, l'idoneità dell'ambiente di lavoro e il mantenimento di una postura adeguata.
Come sottolineato dalla fondazione Consulenti per il lavoro, questo intervento legislativo "rafforza un principio che negli ultimi anni aveva già trovato progressiva evoluzione nella prassi applicativa e nella riflessione dottrinale", trasformando quella che spesso era considerata una mera formalità in uno strumento di tutela sostanziale.
L'informativa diventa dunque il pilastro su cui poggia la sicurezza in assenza di una supervisione fisica costante: "In assenza di un controllo diretto da parte del datore di lavoro sugli ambienti nei quali la prestazione viene resa, tradizionale logica della prevenzione fondata sull'intervento diretto sui luoghi di lavoro risulta inevitabilmente attenuata", spiegano gli esperti della fondazione.
Questo passaggio normativo impone un nuovo paradigma di collaborazione tra azienda e dipendente, basato sulla condivisione delle responsabilità. Attraverso il documento informativo, infatti, "il datore di lavoro trasferisce al lavoratore conoscenze, consapevolezza e strumenti operativi per la gestione dei rischi", mentre, di riflesso, "il lavoratore, a sua volta, è chiamato a svolgere un ruolo attivo e responsabile, in coerenza con l'impostazione partecipativa".
Le imprese sono dunque chiamate a un rapido adeguamento per evitare le pesanti sanzioni previste, proprio mentre lo smart working torna a essere considerato una leva strategica non solo per la flessibilità organizzativa, ma anche per la gestione delle emergenze infrastrutturali ed energetiche che caratterizzano l'attuale fase storica.
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