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La Corte d'Assise di Bergamo sposa la linea della massima severità: confermata la premeditazione per l'agguato notturno che costò la vita alla giovane trentatreenne.
La Corte d'Assise di Bergamo sposa la linea della massima severità: confermata la premeditazione per l'agguato notturno che costò la vita alla giovane trentatreenne.
La giustizia ha scolpito la parola fine sulla tragica vicenda di Sharon Verzeni con una sentenza che non lascia spazio a sconti o interpretazioni benevole.
Moussa Sangare è stato condannato all’ergastolo dai giudici della Corte d’Assise di Bergamo, i quali hanno accolto pienamente il quadro delineato dalla Procura.
La decisione riflette la gravità estrema di un atto che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua gratuità e per la freddezza dell'esecuzione.
Nel dispositivo, i magistrati hanno riconosciuto la sussistenza di aggravanti pesantissime: dalla premeditazione, che indica una volontà omicida formata ben prima dell'impatto, ai futili motivi, fino alla minorata difesa.
Quest’ultimo aspetto è stato ritenuto cruciale, poiché l’agguato si è consumato nel cuore della notte contro una donna che camminava da sola, privandola di ogni possibilità di fuga o di soccorso immediato.
L'aula del tribunale è diventata teatro di una commozione profonda nel momento in cui il verdetto è stato reso pubblico.
I genitori di Sharon, Bruno e Maria Teresa, insieme ai fratelli Melody e Cristopher, si sono stretti in un abbraccio liberatorio che ha dato voce a mesi di sofferenza silenziosa.
La famiglia ha seguito ogni singolo passaggio del processo con una dignità esemplare, cercando quella verità processuale che potesse restituire, se non la vita della congiunta, almeno un senso di ordine etico e civile.
La sentenza conferma che il sacrificio di Sharon non resterà impunito e che la responsabilità di Sangare è totale, cristallizzando una dinamica criminale priva di qualsiasi giustificazione umana o sociale.
Particolarmente toccante è stata la reazione di Sergio Ruocco, il fidanzato di Sharon, che ha vissuto questa tragedia sotto i riflettori di una cronaca spesso spietata.
Visibilmente segnato dal dolore, Ruocco ha voluto sottolineare come il ricordo della compagna rimanga una presenza fissa e ineliminabile nella sua quotidianità, un pensiero che non lo abbandona mai.
Commentando l'esito del processo, ha espresso un amaro sollievo, dichiarando che pur nel dolore la soddisfazione di aver ottenuto giustizia rappresenta un punto fermo fondamentale, poiché l'assenza di una condanna esemplare avrebbe reso il peso di questa tragedia ancora più intollerabile per chi resta.
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