Milano, processo Bruna, le ammissioni e i dubbi in aula: "Colpirla è stato uno sbaglio"

Si complica la posizione dei due vigili imputati per il pestaggio della donna trans a Milano. Contraddizioni sui video e spray urticante al centro del dibattito.

(Prima Notizia 24)
Sabato 14 Marzo 2026
Milano - 14 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Si complica la posizione dei due vigili imputati per il pestaggio della donna trans a Milano. Contraddizioni sui video e spray urticante al centro del dibattito.

Il processo milanese sul pestaggio di Bruna, la donna trans brasiliana colpita dagli agenti della polizia locale il 24 maggio 2023, ha vissuto una giornata di forti tensioni e ammissioni parziali. Sotto esame i due agenti accusati di lesioni aggravate e falso in atto pubblico per l'intervento al Parco Trotter, ripreso in un video diventato virale.

Il più giovane degli imputati, 42 anni, presunto autore del colpo sferrato con il distanziatore, ha aperto l'udienza con un'esplicita ammissione di colpa: “Colpirla è stato uno sbaglio, se mi vedo in quel video non mi riconosco”. Una dichiarazione che segna un punto di rottura rispetto alle versioni iniziali fornite dal Comando.

Più complessa la testimonianza del collega 55enne, il più alto in grado, il cui esame è stato interrotto per una breve pausa su richiesta dei legali poiché l'uomo non appariva in grado di rispondere. Tornato in aula, l'agente ha sostenuto di non essersi accorto della manganellata alla testa data dal collega, attribuendo le ferite di Bruna a presunti atti di autolesionismo: “Non ho collegato le ferite all’utilizzo del distanziatore. Ho avuto la percezione delle testate in auto, sentivo i colpi molto forti. Mi è parso più plausibile”. Questa versione, tuttavia, è stata duramente contestata dalla PM Giancarla Serafini, poiché i video mostrano un intervento diretto sulla donna già a terra.

L'agente ha poi cercato di giustificare l'uso della bomboletta al peperoncino, sostenendo di aver agito per proteggere i colleghi da possibili contagi e seguendo l'addestramento ricevuto: “Io ho utilizzato 2 brevi getti perché uno non era andato a segno. Ero sicuro che ci fosse affaticamento nel respiro perché serve proprio a quello lo spray. Ma è una situazione transitoria”. Ha inoltre aggiunto che la procedura standard prevede di “utilizzare tutta la bomboletta” fino ad esaurirla, sostenendo di essere stato invece "conservativo".

Permangono forti ombre sulla stesura dell'informativa di polizia, dove il colpo alla testa non veniva menzionato nonostante le chiamate ricevute dai vertici del Comando, dal sindaco Giuseppe Sala e dalla Procura. La difesa di Bruna ha inoltre sollevato dubbi sulla compilazione del verbale, chiedendosi come il 55enne potesse conoscere a memoria la matricola del collega assente al momento della firma. Il processo riprenderà il 13 aprile con l'esame della stessa Bruna, che in questo procedimento è contemporaneamente parte civile e imputata per resistenza e lesioni.


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