Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
L'uomo ha precedenti per violenza sessuale.
L'uomo ha precedenti per violenza sessuale.
Cammina a testa bassa, vestita di pantaloni scuri, bomber e scarpe Nike ai piedi. Dietro di lei si vede un'uomo, ma la ragazza sembra non accorgersene. E' questa l'immagine immortalata la notte del 28 dicembre dalle telecamere di sorveglianza di Aurora Livoli, la diciannovenne trovata morta la mattina del 29 nel cortile di uno stabile di via Paruta a Milano.
Proprio grazie a queste immagini, i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Milano , diretti dal colonnello Antonio Coppola e coordinati dal pm Antonio Pansa, sono riusciti a risalire ad un 56enne di origini peruviane, ora iscritto nel registro degli indagati.
L'uomo, che ha dei precedenti per il reato di violenza sessuale, è stato messo in stato di fermo il 30 dicembre dal nucleo investigativo e dai militari del nucleo operativo della compagnia Milano Porta Monforte, per aver tentato una rapina proprio la sera del 28 alla fermata della metro M2 di Cimiano, non lontano dal luogo dove la 19enne è stata trovata morta.
Quella sera, l'uomo aveva aggredito una peruviana di 19 anni, che era sola alla banchina della metro, un luogo circondato di telecamere. Mentre le stringeva il collo e, con una mano, le teneva chiusa la bocca, aveva cercato di prenderle il cellulare, ma lei era riuscita a divincolarsi e a riprendersi il telefonino mentre stava per arrivare un treno.
Lei è stata soccorsa dai viaggiatori scesi, mentre lui è riuscito a scappare, indossando un giubbotto double face al contrario per confondersi tra la folla. Si tratta dello stesso giubbotto indossato nelle immagini che lo mostrano dietro Aurora prima di entrare nel palazzo di via Paruta, da cui, poi, esce da solo, per poi ritornare e, infine, uscire definitivamente verso le tre del mattino.
"Ulteriori accertamenti, ancora in corso da parte dei carabinieri - precisa una nota - hanno poi fatto ricondurre gravi indizi di colpevolezza a carico dello stesso uomo in ordine al rinvenimento del cadavere" di Aurora.
Sono ancora molti gli elementi da chiarire in merito alla morte della ragazza, nata a Roma e cresciuta a Fondi, in provincia di Latina, studentessa al primo anno di Chimica, che era scappata di casa il 4 novembre scorso, senza portare con sé soldi, documenti o abiti, e il 26 aveva contattato la famiglia soltanto per dire che stava bene e che non aveva alcuna intenzione di tornare a casa.
"Non possiamo sapere assolutamente se avesse conosciuto attraverso i social qualche persona che l'abbia indotta o comunque invitata a venire a Milano. Milano per noi è una cosa incomprensibile, siamo distanti", ha dichiarato suo zio, l'avvocato Massimo Basile, che stamani ha accompagnato i genitori di Aurora all'Istituto di Medicina Legale di Milano, dove si è svolta l'autopsia per chiarire le cause della morte (secondo una prima informazione, sarebbe deceduta per strangolamento), spiegare i lividi e cercare qualsiasi indizio utile.
Per questo motivo sono stati esaminati i vestiti che aveva addosso e che sono stati trovati vicino al cadavere, quando la custode del palazzo di via Paruta si era accorta della sua presenza e credeva che stesse dormendo, compresi i pantaloni rossi di un pigiama.
Al suo arrivo, la mamma di Aurora, con un mazzo di fiori bianchi in mano, non ha voluto parlare con i cronisti.
Dopo la sua adozione, "per noi sono stati tredici anni di gioiosa presenza", ha aggiunto lo zio, che ha anche confermato di aver saputo dalla polizia giudiziaria dell'arresto di un uomo, per omicidio volontario. "Ci affidiamo alla professionalità degli inquirenti per conoscere anche noi la verità", ha concluso.
APPUNTAMENTI IN AGENDA