Meloni ufficializza l'addio dello Stato a Mps: "Il ruolo del governo è terminato". Crollo del titolo in Borsa, -6%

La premier chiude il dossier Tesoro ai microfoni di Bloomberg. Intanto, Lovaglio lancia il piano 2026-2030: fusione con Mediobanca per il "terzo player italiano" e 16 miliardi ai soci.

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Venerdì 27 Febbraio 2026
Roma - 27 feb 2026 (Prima Notizia 24)

La premier chiude il dossier Tesoro ai microfoni di Bloomberg. Intanto, Lovaglio lancia il piano 2026-2030: fusione con Mediobanca per il "terzo player italiano" e 16 miliardi ai soci.

Si chiude definitivamente l'era della partecipazione statale nel Monte dei Paschi di Siena. In un'intervista rilasciata a Bloomberg, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato il disimpegno totale del Ministero dell'Economia, spiegando che la quota residua del 4,9% "chiaramente non ci dà la possibilità di esercitare un'influenza significativa sulla governance" e che l'esecutivo "non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza".

Per la premier, il salvataggio della banca senese rappresenta un successo operativo: "Il ruolo del governo è terminato", ha ribadito Meloni, descrivendo Mps come "uno di quei dossier complessi che abbiamo ereditato e che abbiamo gestito con successo", trasformandola in una "istituzione solida".

Nonostante il favore verso la creazione di un "terzo polo bancario" nazionale, la presidente ha precisato che tale evoluzione "non dipende da noi".

L'annuncio a mercati aperti ha però scatenato un'ondata di vendite a Piazza Affari: il titolo Mps è sprofondato cedendo il 6,2% a 8,35 euro, trascinando con sé Mediobanca che ha perso il 5,4% a 18,66 euro.

Contemporaneamente, il consiglio di amministrazione del Monte ha approvato il nuovo piano industriale 2026-2030, intitolato 'Da radici profonde a nuove frontiere, una forza competitiva di primo piano nel settore bancario'. Il progetto prevede l'integrazione di Mediobanca in Mps per dare vita a un gigante del credito da 7 milioni di clienti, con obiettivi finanziari definiti "sfidanti" dal management.

Il gruppo stima di raggiungere un utile netto adjusted di 3,3 miliardi nel 2028 e 3,7 miliardi al 2030, garantendo una remunerazione straordinaria agli azionisti pari a circa 16 miliardi di euro nell'arco del piano, con un pay-out fissato al 100%.

L'amministratore delegato Luigi Lovaglio ha presentato la strategia agli analisti definendola una svolta epocale: "Vi presentiamo un gruppo unico, fondato su radici profonde e ora proiettato verso nuove frontiere. Proprio come le grandi opere della nostra storia, ciò che abbiamo costruito dall'anno scorso resisterà alla prova del tempo. Perché è fondato su una solida logica industriale e sostenuto dalla convinzione che questo gruppo possa esprimere appieno il suo potenziale. Due marchi iconici, un futuro".

L'integrazione societaria, che mira a generare sinergie per 700 milioni di euro, prevede un percorso graduale con il completamento della fusione e dei nuovi assetti di governance entro la fine del 2026.

Lovaglio ha evidenziato come i 3 miliardi di capitale in eccesso di cui dispone l'istituto garantiscano "flessibilità strategica e una potenza di fuoco per gli azionisti che poche banche in Europa possono eguagliare". Il piano punta inoltre a una forte trasformazione digitale con investimenti per un miliardo di euro, mirando a ridurre il cost/income ratio dal 46% al 38% entro il 2030.

"Il piano è stato concepito con un unico obiettivo: creare un valore sostenibile eccezionale e garantire una crescita redditizia per tutti gli stakeholder", ha concluso il banchiere, sottolineando che l'unione tra la rete commerciale senese e l'expertise di advisory di Piazzetta Cuccia permetterà di rafforzare l'eccellenza della tradizione bancaria italiana.


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