Ultim’ora

Economia

  • Prima Notizia
  • Venerdì 17 Aprile 2026

Meloni: “L'economia del mare genera 76 miliardi di valore aggiunto, è il nostro destino”

Riflettori sulla risorsa blu: un settore da un milione di occupati che deve rispondere alle sfide energetiche e geopolitiche.

Condividi questo articolo

L’economia del mare si conferma un pilastro insostituibile del sistema Italia, un comparto che necessita di investimenti e di una legislazione europea che ne assecondi le potenzialità.

Intervenendo con un videomessaggio all'evento organizzato da Confindustria a Genova, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito questo settore come “il motore della nostra crescita, della nostra occupazione, del nostro benessere”, spiegando come l'interconnessione marittima sia vitale poiché “sostiene l’industria manifatturiera, garantisce l’approvvigionamento di energia e materie prime” e permette al made in Italy di “essere esportato nel mondo”.

Con 200 mila imprese e un milione di lavoratori, la risorsa blu “genera in Italia un valore aggiunto pari a 76 miliardi di euro” ed è considerata “una delle direttrici fondamentali della nostra proiezione geopolitica”.

Secondo la premier, l’Italia deve pienamente assumere il proprio ruolo di “naturale punto d’accesso all’Europa e lo snodo geografico tra il Vecchio Continentee, l’Africa e il Medio Oriente e l’Asia”, sottolineando che è nel Mediterraneo e “non altrove che la nostra Nazione ha trovato da sempre il segno del proprio destino”.

Meloni ha criticato il paradosso di un'Italia che, pur essendo una penisola, è rimasta “in troppe occasioni vittima di un paradosso: essere una penisola ma non sentirsi e non agire come tale. Una contraddizione che ha finito per soffocare le nostre potenzialità”.

Per rimediare, il governo mira a “liberare le potenzialità ancora non espresse dell’economia del mare”, una visione sostenuta dal ministro Nello Musumeci e dal vicepresidente della Commissione UE Raffaele Fitto, il quale ha ribadito come il mare sia una “fonte di crescita economica, di occupazione, di innovazione industriale e di connessione tra territori e mercati”. Tuttavia, il quadro è reso complesso dalle tensioni internazionali.

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha avvertito che un prolungamento del conflitto in Iran potrebbe trascinare il Paese in “recessione”, ponendo l'accento sul drammatico aumento dei costi energetici: “Pagavamo l’energia 28 euro al megawattora, oggi siamo a 160 euro al megawattora. Su questo credo si debba fare una riflessione perché oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare la nostra impresa”, poiché la stessa è ormai “veramente fuori dalla competizione globale”.

Un allarme condiviso dal viceministro Edoardo Rixi, che ha messo in guardia sulla carenza di alternative al gas russo: “Se abbiamo da sostituire 20 milioni di gas russo con altre fonti, che non ci sono a livello globale, l’unica cosa che può succedere è che diamo vita a una spirale inflattiva su tutto il sistema dei carburanti”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti