
- Prima Notizia
- Venerdì 17 Aprile 2026
Caso Mandelson, Starmer traballa: l’ombra del veto dei servizi segreti scuote Downing Street
Il Primo Ministro britannico tenta la carta del "funzionario infedele" per giustificare la nomina di Lord Mandelson, bocciata dall'MI6. Le opposizioni chiedono il passo indietro: "O è un bugiardo o è un incompetente".
Quello che appare come un possibile preannuncio del colpo di grazia alla leadership di Keir Starmer è l'ennesimo capitolo dello scandalo legato a Peter Mandelson e ai suoi legami con il defunto Jeffrey Epstein.
Il premier laburista è ora sospettato di aver "fuorviato" il Parlamento di Westminster sull'affaire, scatenando una raffica di richieste di dimissioni che arrivano dalle opposizioni e da settori della sua stessa maggioranza.
A minare la credibilità di sir Keir — giunto al potere meno di due anni fa come l'uomo della legalità — è la ricostruzione del Guardian sulla nomina di Lord Mandelson ad ambasciatore negli USA presso Donald Trump. Si è scoperto infatti che il 72enne ex ministro non aveva superato le verifiche dell'Uk Security Vetting: i servizi di intelligence dell'MI6 avevano espresso un parere negativo, ignorato irritualmente dall'apparato ministeriale.
Nonostante Starmer avesse ammesso in precedenza l'"errore di giudizio" scusandosi, si era trincerato dinanzi alla Camera dei Comuni dietro il presunto rispetto di tutte le procedure formali di "vetting".
Ora, per negare l'accusa di aver mentito — atto che comporterebbe le dimissioni immediate secondo gli standard britannici — il premier ha scaricato la responsabilità su Olly Robbins, segretario generale del Foreign Office, additandolo come un "capro espiatorio" che avrebbe agito all'insaputa del governo.
Secondo la linea di Downing Street, Robbins avrebbe scavalcato le riserve degli 007 senza informare né Starmer né il vicepremier David Lammy.
Dal vertice di Parigi sullo Stretto di Hormuz, il primo ministro si è detto "assolutamente furioso", giurando di essere stato lasciato all'oscuro in modo "imperdonabile" e "sconcertante". Tuttavia, lunedì Starmer dovrà presentarsi ai Comuni per "rettificare" le precedenti dichiarazioni, cercando di salvare una presunta "buona fede" ormai messa in dubbio da tutti i leader rivali: da Kemi Badenoch a Ed Davey, fino a Nigel Farage e all'Snp scozzese.
Il clima è rovente anche all'interno del Labour, dove Anas Sarwar, leader dei laburisti scozzesi, si è già detto favorevole alle dimissioni. Gli analisti vedono il premier ormai azzoppato: nonostante il rifiuto di allinearsi alla guerra all'Iran di USA e Israele gli abbia garantito qualche consenso, i sondaggi restano disastrosi.
L'epilogo della sua leadership potrebbe coincidere con la probabile disfatta alle elezioni amministrative del 7 maggio, rendendo quasi impossibile la permanenza a Number 10 per un leader accusato di essere "un bugiardo o un incompetente", se non "entrambe le cose".
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