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L’opposizione attacca il blitz notturno della maggioranza che deposita la riforma su stabilità e premierato di fatto: “Una priorità irricevibile per garantire solo se stessi”.
L’opposizione attacca il blitz notturno della maggioranza che deposita la riforma su stabilità e premierato di fatto: “Una priorità irricevibile per garantire solo se stessi”.
Il centrodestra rompe gli indugi e deposita in Parlamento il testo della nuova riforma elettorale, un provvedimento di soli tre articoli che promette di cambiare radicalmente le regole del gioco.
La proposta, firmata dai capigruppo di maggioranza, punta tutto su “un meccanismo di premio di governabilità” che scatterà nel momento in cui una lista o coalizione raggiungerà la “soglia minima del quaranta per cento”, tetto che per i firmatari “ne sancisce l'adeguatezza in termini di ragionevolezza e proporzionalità”.
Per blindare la rappresentanza senza compromettere la stabilità, il premio non potrà superare “il quindici per cento dei seggi”, restando vincolato a una quota massima di “230 seggi conseguibili alla Camera dei deputati e 114 seggi conseguibili al Senato della Repubblica”, con la specifica che a Palazzo Madama il recupero dei seggi avrà “carattere regionale”.
Un altro pilastro della riforma è “l'indicazione obbligatoria del nominativo da proporre per l'incarico di Presidente del Consiglio”, mossa che il centrodestra rivendica come un “elemento di trasparenza dell'offerta politica fatte salve le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica”.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha reagito con estrema durezza parlando di una riforma “inaccettabile” dettata dalla “fretta e dalla paura di perdere” della maggioranza in vista delle prossime scadenze referendarie.
“Questa accelerazione è il frutto della preoccupazione per l'esito referendario; le indiscrezioni mostrano un testo molto distorsivo della rappresentanza che per noi è inaccettabile”, ha incalzato la leader dem, seguita a ruota dai vertici del gruppo Francesco Boccia, Chiara Braga e Nicola Zingaretti, i quali hanno denunciato l'inopportunità di un vertice notturno su temi elettorali: “In un paese normale ci saremmo aspettati un vertice per approvare il salario minimo o reperire risorse per le emergenze, invece no: la loro unica preoccupazione è garantire se stessi, cambiando la legge elettorale in modo irricevibile”.
Ancora più tagliente Riccardo Magi di +Europa, che ha ribattezzato la norma “Meloncellum” paragonandola alla legge Acerbo del 1923: “È un sistema che non risponde all'esigenza di ridare forza al voto popolare, una legge truffaldina che trasforma una minoranza nel Paese in una solida maggioranza di seggi”.
Dal fronte della maggioranza, Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia ha rispedito al mittente ogni critica, liquidandola come “preconcetta” e ironizzando sulla reattività dei partiti rivali.
“Sorrido a leggere le opposizioni che criticano la legge elettorale prima ancora che sia depositata, come quando a luglio criticano la finanziaria di ottobre. Questo dimostra che è una critica preconcetta”, ha dichiarato il responsabile organizzazione di FdI, aggiungendo che una volta ufficializzato il testo la maggioranza sarà “pronta a dialogare con chiunque per migliorarlo”.
Secondo il centrodestra, l'intervento è una “fisiologica attività di revisione normativa” mirata a rendere il sistema “maggiormente capace di esprimere maggioranze parlamentari riconoscibili e stabili”, tentando una sintesi tra il pluralismo politico e le recenti indicazioni della Corte Costituzionale sulla stabilità delle istituzioni.
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