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Dopo la disfatta in Bosnia, il Ministro dello Sport chiede le dimissioni dei vertici federali e minaccia l’intervento del Parlamento; furia politica tra M5S e il Presidente del Senato La Russa.
Dopo la disfatta in Bosnia, il Ministro dello Sport chiede le dimissioni dei vertici federali e minaccia l’intervento del Parlamento; furia politica tra M5S e il Presidente del Senato La Russa.
Il terremoto scatenato dalla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026, dopo la sconfitta contro la Bosnia, spinge il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, a invocare una rottura netta con l'attuale gestione federale.
Abodi riconosce la natura popolare del calcio, definendolo un "rito comunitario" e un elemento di "prestigio internazionale" che va oltre la semplice dimensione sportiva, specialmente in un'epoca di crisi globali.
Tuttavia, il rammarico per una generazione di giovani che non ha mai visto la Nazionale in un Mondiale si traduce in una richiesta esplicita di cambiamento: “E' evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”.
Il ministro respinge ogni tentativo di scaricare le colpe sulle istituzioni, sottolineando come il Governo abbia sostenuto l’intero movimento sportivo e definendo "obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva".
Abodi evoca persino lo spettro del commissariamento, citando precedenti illustri come le dimissioni di Abete nel 2014 o di Tavecchio nel 2017: “Mi aspetto una risposta più centrata della Federcalcio. Potrei essere costretto a prendere decisioni con il Parlamento che avrei preferito lasciare a loro“.
Mentre il presidente Gabriele Gravina corre ai ripari convocando una riunione d’urgenza con le componenti della Figc per analizzare il disastro di Zenica, le reazioni politiche si fanno feroci. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, dà voce a un sentimento di rassegnazione mista a rabbia, criticando alcune scelte tecniche e sottolineando come, nonostante il tifo, il timore del fallimento fosse già radicato: “Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ma a tutto c’è un limite”.
Ancora più drastico è l’affondo del Movimento 5 Stelle, che chiede un "repulisti completo" che non si fermi alla sola figura di Gravina, ma colpisca un sistema giudicato strutturalmente fallimentare e troppo piegato agli interessi dei club e dei procuratori. Gli esponenti pentastellati pongono interrogativi pesanti sulla gestione dei giovani e sui calendari esasperati, concludendo che il perdurare di questa gestione sia ormai “solo accanimento contro ciò che resta di una storia che meriterebbe ben altro destino”.
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