Medio Oriente: rapita giornalista a Baghdad, l'Iran minaccia i colossi Tech USA

Mentre Israele colpisce Isfahan e i Pasdaran dichiarano guerra a Google e Microsoft, Cina e Pakistan presentano un piano di pace per riaprire lo Stretto di Hormuz.

(Prima Notizia 24)
Martedì 31 Marzo 2026
Roma - 31 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Mentre Israele colpisce Isfahan e i Pasdaran dichiarano guerra a Google e Microsoft, Cina e Pakistan presentano un piano di pace per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Il trentaduesimo giorno di conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti è segnato dal drammatico rapimento a Baghdad di una giornalista americana, Shelly Kittleson, che collabora anche con media italiani.

Il sequestro, avvenuto per mano di un commando armato, ha fatto scattare un'operazione d'urgenza delle forze di sicurezza irachene che hanno già arrestato uno dei responsabili, trovato in possesso di un documento di identità di un'istituzione di sicurezza.

Il Ministero dell’Interno di Baghdad ha confermato che “sono in atto tutte le procedure necessarie per seguire il percorso dei rapitori e localizzare la giornalista americana”, la quale sarebbe stata trasferita verso la provincia di Babilonia.

Mentre sul campo si combatte, la tensione tecnologica sale alle stelle con la minaccia dei Pasdaran di colpire le aziende americane di informatica e intelligenza artificiale, da Microsoft a Google, definite “obiettivi legittimi”.

I guardiani della rivoluzione hanno intimato ai dipendenti di “lasciare immediatamente i propri luoghi di lavoro” in vista di attacchi imminenti. Parallelamente, Gerusalemme è stata bersaglio di un lancio di missili iraniani intercettati dalla contraerea, a cui Israele ha risposto colpendo duramente Isfahan e Teheran.

Gli Stati Uniti hanno confermato l'utilizzo di bombe penetranti contro un deposito di munizioni nel cuore dell'Iran, causando blackout diffusi nella capitale.

Sul fronte diplomatico si registra un paradosso di narrazioni. Da un lato il vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref sostiene che gli avversari stiano “supplicando” Teheran per negoziare sullo Stretto di Hormuz, ponendo come condizione che Washington dichiari di “non attaccare più l’Iran e riconoscere tutti i suoi diritti internazionali”.

Dall'altro, il capo del Pentagono Pete Hegseth afferma che i colloqui “si stanno intensificando” e auspica che il nuovo assetto al potere in Iran possa “essere più saggio” nel siglare un accordo.

In questo stallo, Cina e Pakistan hanno presentato un piano di pace in cinque punti che chiede l’immediata cessazione delle ostilità e il ripristino della sicurezza nello Stretto di Hormuz, ribadendo che “il dialogo e la diplomazia sono l’unica opzione praticabile per risolvere i conflitti”.


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