Iran, Trump: "Nuovi attacchi senza accordo". Vance: "Non prendeteci in giro ai negoziati"

Il presidente USA minaccia l'uso di armi mai viste prima mentre il suo vice vola in Pakistan per i colloqui. Intanto esplode la rivolta tra gli ex fedelissimi del movimento MAGA e Israele caccia la Spagna dal coordinamento per Gaza.

(Prima Notizia 24)
Venerdì 10 Aprile 2026
Roma - 10 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Il presidente USA minaccia l'uso di armi mai viste prima mentre il suo vice vola in Pakistan per i colloqui. Intanto esplode la rivolta tra gli ex fedelissimi del movimento MAGA e Israele caccia la Spagna dal coordinamento per Gaza.

Il clima internazionale si fa incandescente alla vigilia dei negoziati in Pakistan per porre fine al conflitto iniziato il 28 febbraio in Iran.

Donald Trump ha lanciato un avvertimento brutale a Teheran attraverso il New York Post, dichiarando che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti intensificheranno le operazioni belliche: "Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni e le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi".

Questa linea dura, tuttavia, ha innescato una ribellione senza precedenti all'interno del movimento MAGA. Candace Owens ha replicato duramente suggerendo che "potrebbe essere arrivato il momento di mettere il nonno in una casa di riposo", definendo il presidente "impazzito".

Al coro di critiche si sono uniti Marjorie Taylor Greene, che parla di un "delirio sconclusionato", e Alex Jones, secondo cui Trump si starebbe lasciando "tirare per il naso da Netanyahu" in una guerra che rappresenta un "disastro totale per l'America".

Il tycoon ha risposto bollando i suoi ex fedelissimi come "persone stupide, pazzi e guastafeste" a caccia di pubblicità economica.

Sul fronte diplomatico, il vice presidente J.D. Vance è partito per il Pakistan dichiarandosi ottimista su un "esito positivo", pur avvertendo l'Iran di non "prendere in giro" gli Stati Uniti perché "noi non ci staremo". Tra i punti caldi del negoziato figura la richiesta di rilascio di almeno sei cittadini americani detenuti in Iran, sebbene il Washington Post specifichi che la questione potrebbe essere rinviata se le trattative diventassero troppo difficili.

Da Teheran, però, il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha chiarito su X che non ci sarà alcun avvio dei colloqui senza prima "un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani".

Nel frattempo, l'Iran valuta una contromossa economica: imporre il pagamento delle tariffe per lo Stretto di Hormuz in rial per colpire il dominio del dollaro.

La situazione sul campo resta drammatica. In Libano, otto membri della Sicurezza di Stato sono stati uccisi in una serie di intensi raid israeliani su Nabatieh, mentre Hezbollah ha risposto rivendicando per la prima volta un attacco con missili di precisione contro la base navale di Ashdod, a 150 chilometri dal confine.

Parallelamente, è scoppiato un caso diplomatico tra Israele e la Spagna: il ministro Gideon Sa'ar ha annunciato l'esclusione di Madrid dal Centro di coordinamento per Gaza a Kiryat Gat. Sa'ar ha accusato il governo di Pedro Sanchez di incitare all'odio contro Netanyahu e di aver perso ogni capacità di svolgere un ruolo costruttivo a causa di un "pregiudizio ossessivo anti-israeliano".

In questo scenario di distruzione, la Croce Rossa ha inviato un convoglio di 48 tonnellate di aiuti dalla Turchia verso l'Iran, descrivendo una "situazione umanitaria disperata" con un sistema sanitario ormai distrutto. Parole durissime sono arrivate anche da Papa Leone XIV, che ai vescovi di Baghdad ha ricordato come "nessun interesse può valere la vita dei più deboli" e che "chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe".

Da Praga, il Presidente Sergio Mattarella ha invece sottolineato il ruolo della Nato come baluardo essenziale per l'equilibrio mondiale, invitando a ritrovare lo spirito di pace che i cittadini chiedono a gran voce.

Infine, a Doha, il premier britannico Keir Starmer e il qatariota Al Thani hanno ribadito l'urgenza di trasformare il cessate il fuoco in un accordo permanente che garantisca la sicurezza delle rotte marittime globali.

Le speranze di una distensione immediata in Medio Oriente si scontrano con la dura realtà del campo di battaglia. Nonostante le aperture diplomatiche, il capo di stato maggiore delle IDF, generale Eyal Zamir, ha dichiarato durante un'ispezione alla periferia di Bint Jbeil che “le Forze di difesa israeliane (Idf) sono in stato di guerra. Non c’è il cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro principale settore di combattimento”.

Zamir ha ribadito che il fronte contro Hezbollah in Libano rappresenta attualmente la “principale zona di combattimento” per l'esercito e ha lanciato un avvertimento diretto a Teheran: “siamo in cessate il fuoco e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e con grande forza. Siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo presenti anche qui in Libano”.

L'intensità degli scontri è confermata anche da fonti locali: secondo l'emittente libanese Mtv, durante i violenti attacchi israeliani a Beirut, diversi membri dei pasdaran sarebbero stati uccisi mentre dirigevano le operazioni di Hezbollah, a testimonianza del coinvolgimento diretto delle forze iraniane sul campo.

Mentre il conflitto si inasprisce, i dati relativi all'impatto degli attacchi in Iran delineano uno scenario devastante. Secondo la Legal Medicine Organization, riportata dall'Iran Daily, "più di 3mila persone sono state uccise negli attacchi nemici" dall'inizio della guerra; un bilancio che resta provvisorio poiché il governo di Teheran non ha ancora fornito la distinzione tra vittime civili e militari.

Parallelamente, la Mezzaluna Rossa iraniana ha denunciato il danneggiamento di oltre 125mila edifici civili a causa dei raid condotti da Stati Uniti e Israele.

In questo contesto di scontro tecnologico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato al Financial Times l'efficacia dei propri sistemi intercettori nel Golfo: "Li abbiamo distrutti? Sì, li abbiamo distrutti", ha dichiarato riferendosi all'abbattimento dei droni iraniani Shahed a protezione delle infrastrutture americane.

L'instabilità dell'area sta provocando una minaccia logistica senza precedenti per l'Europa. Aci Europe ha segnalato che gli scali UE rischiano una "carenza 'sistemica' di carburante per aerei" se lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto completamente entro tre settimane.

Le riserve di cherosene sono ai minimi: mentre l'Italia ha autonomia per 30-60 giorni, altri Stati dispongono di scorte per soli 8-10 giorni. Per questo, il premier britannico Keir Starmer ha discusso con Donald Trump "opzioni militari" per ripristinare la navigazione nel Golfo.

Sul fronte diplomatico, l'Iran propone a Islamabad un “piano in 10 punti concordato come base dei negoziati” con gli USA, ma il presidente del Parlamento Ghalibaf avverte: “Il tempo sta per scadere” e ogni violazione della tregua porterà a “costi espliciti e risposte forti”.

Il presidente americano Donald Trump ha attaccato duramente Teheran riguardo alla gestione dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico.

Attraverso il social Truth, Trump ha scritto: "L'Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l'accordo che abbiamo", sottolineando come il limite di 15 navi al giorno imposto dal regime non sia in linea con il cessate il fuoco.

Mentre gli USA chiedono a Israele una de-escalation in Libano, il premier Netanyahu apre ai negoziati con Beirut ma chiarisce: "Nessuna tregua con Hezbollah".

Nel frattempo, fonti sanitarie iraniane stimano oltre 3.000 morti negli attacchi subiti dall'Iran durante la guerra, pur senza fornire dettagli sulla ripartizione tra civili e militari.

Nelle prime ore di stamani, un'allerta antiaerea è scattata in tutta Israele, coinvolgendo la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera di Ashdod a seguito del lancio di razzi dal Libano. Secondo quanto riportato da Afp, i continui scontri tra Israele e Hezbollah stanno mettendo a dura prova la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. Il Comando del Fronte Interno ha emesso allerte per diverse aree, comprese comunità meridionali lontane dal confine; i media locali hanno riferito che i sistemi di difesa hanno intercettato almeno un vettore, mentre Hezbollah ha rivendicato su Telegram tre ondate di attacchi con missili e droni contro soldati israeliani e città del nord.

L'Idf ha risposto duramente annunciando che inizierà a colpire anche le ambulanze, accusando Hezbollah di farne "ampio uso militare". Il portavoce Avichay Adraee ha precisato che Israele "agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’uso di strutture mediche e ambulanze".

Il Capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir, ha confermato: "L'Idf è in stato di guerra, non siamo in cessate il fuoco" in Libano.

La diplomazia resta bloccata in un clima di profonda sfiducia. Teheran ha smentito ufficialmente l'arrivo di una sua delegazione a Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti guidati da Vance, definendo le notizie "completamente false". Fonti vicine ai Pasdaran affermano che "i negoziati rimangono sospesi fino a quando gli Stati Uniti non rispetteranno i propri impegni in merito al cessate il fuoco in Libano e il regime israeliano non cesserà i propri attacchi".

Anche il Kuwait ha denunciato "efferati attacchi" iraniani contro infrastrutture vitali, mentre il ministro della Difesa pakistano ha rimosso un post che definiva Israele "una maledizione per l'umanità", attirandosi le ire di Gerusalemme.

In questo scenario, monsignor Paolo Borgia, nunzio apostolico a Beirut, denuncia una strage di civili e bambini, definendo "deprecabile" l'attacco al contingente Unifil che continua a monitorare la Blue Line.


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