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Il Ministro della Difesa invoca il superamento delle contrapposizioni ideologiche per garantire la terzietà dei magistrati e il rispetto della presunzione d'innocenza sancita dalla Costituzione.
Il Ministro della Difesa invoca il superamento delle contrapposizioni ideologiche per garantire la terzietà dei magistrati e il rispetto della presunzione d'innocenza sancita dalla Costituzione.
All’indomani della consultazione referendaria, il Ministro della Difesa Guido Crosetto è tornato a sollecitare con forza un dibattito serio e costruttivo sulla riforma del sistema giudiziario italiano.
Attraverso un articolato intervento su X, il Ministro ha ribadito la necessità di superare le logiche di fazione: prima del referendum sulla giustizia “auspicavo un tavolo, qualunque fosse stato il risultato, abbandonando le magliette da ultras e pensando al futuro. Lo auspico con forza a maggior ragione ora perché non è un tema derogabile”.
Secondo Crosetto, l'imparzialità della magistratura rappresenta un pilastro fondamentale del diritto dei cittadini, poiché “avere un giudice (ed un Pm) che agiscano con terzietà ed imparzialità nello svolgimento del proprio lavoro non è una pretesa assurda ma un diritto costituzionale di ogni cittadino: siamo e dovremmo essere uguali di fronte alla legge”.
Il Ministro ha espresso dure critiche verso episodi di parzialità emersi negli ultimi decenni, citando comportamenti di magistrati che, a suo avviso, minano la credibilità dell'istituzione. Un magistrato che attacca o irride un presidente del Consiglio in carica, indipendentemente dal colore politico, “come può essere considerato terzo, come può offrire garanzie di essere super partes?”, si è chiesto Crosetto, aggiungendo che “questo tema non può essere trattato con un coro da stadio o un elemento di tifo o di militanza politica perché riguarda un potere che non deve essere e nemmeno deve apparire di parte. Archiviato il referendum questo tema non può essere dimenticato o sotterrato”.
La preoccupazione principale riguarda il rischio che l'azione giudiziaria sia ispirata dalla contrapposizione politica o dalla volontà di contrastare l'esecutivo vigente.
Rivendicando la propria natura di "garantista da sempre", Crosetto ha richiamato l'importanza dell'articolo 27 della Costituzione, denunciando come spesso la presunzione d'innocenza venga calpestata da processi sommari mediatici scatenati da semplici avvisi di garanzia.
“Io auspico una giustizia che non sia mai sommaria, che si discuta nelle aule dei tribunali, in un contraddittorio reale tra accusa e difesa, di fronte ad un arbitro terzo e considero tutti i convenuti come mi dice di considerarli la Costituzione: cittadini innocenti fino alla condanna definitiva”, ha sottolineato.
In conclusione, pur precisando di non avere il ruolo formale per convocare le parti, ha rivolto un invito implicito a Parlamento, Governo e Magistratura affinché si apra un dialogo costruttivo, accogliendo i segnali di apertura arrivati anche dai sostenitori del "No" al referendum.
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