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Il dossier di Antigone "Io non ti credo più" certifica il primo sovraffollamento strutturale degli IPM italiani, denunciando come la stretta repressiva abbia riempito le sezioni detentive senza che vi sia una reale emergenza criminalità.
Il dossier di Antigone "Io non ti credo più" certifica il primo sovraffollamento strutturale degli IPM italiani, denunciando come la stretta repressiva abbia riempito le sezioni detentive senza che vi sia una reale emergenza criminalità.
Il sistema della giustizia minorile in Italia ha raggiunto un punto di rottura senza precedenti, spinto da una svolta punitiva che ha trasformato radicalmente il volto degli istituti penali.
Secondo l’ottavo rapporto di Antigone, presentato proprio in queste ore, il Decreto Caivano ha provocato un’impennata storica dei detenuti under 18, portando le presenze a quota 572 al termine del 2025.
Si tratta di una crescita verticale del 50% rispetto ai dati del 2022, un balzo che ha trascinato gli Istituti penali per minorenni (Ipm) nel baratro del sovraffollamento per la prima volta nella storia del nostro Paese.
L'associazione sottolinea come questa saturazione degli spazi non rispecchi un aumento dei reati commessi, ma sia il risultato diretto delle nuove norme che hanno facilitato il ricorso alla custodia cautelare e inasprito le sanzioni anche per condotte di lieve entità.
Il paradosso evidenziato dal dossier risiede nel contrasto tra la percezione pubblica e i dati reali: l'Italia si conferma infatti tra i Paesi europei con il tasso di denunce minorili più basso, eppure le carceri continuano a riempirsi a ritmi allarmanti.
Sebbene i casi di violenza sessuale e tentato omicidio abbiano registrato incrementi statistici, la maggior parte dei nuovi ingressi è legata a una gestione più rigida della marginalità sociale.
Il Decreto Caivano ha introdotto maglie molto più strette per lo spaccio di lieve entità, portando in cella ragazzi che un tempo sarebbero stati inseriti in percorsi rieducativi alternativi.
Significativo è anche il dato sulla cittadinanza: nonostante una forte presenza di stranieri, i delitti più gravi sono commessi in larga maggioranza da giovani italiani, ribaltando molti dei luoghi comuni che alimentano il dibattito politico sulla sicurezza.
La situazione appare ancora più critica per i minori stranieri non accompagnati, che si ritrovano spesso intrappolati in un circuito che privilegia il contenimento rispetto all'integrazione.
Antigone denuncia una gestione fatta di trasferimenti improvvisi e, nei casi più difficili, di un ricorso massiccio alla sedazione farmacologica per gestire il disagio psicologico crescente.
Sullo sfondo di questa crisi strutturale si staglia inoltre un preoccupante disinvestimento economico: a fronte di un numero di detenuti mai così alto, le risorse destinate all'accoglienza e al reinserimento sociale subiscono tagli drastici, con una riduzione prevista di 50 milioni di euro per il prossimo triennio.
In questo scenario, il carcere minorile cessa di essere un luogo di recupero per diventare una "scuola di criminalità" sovraffollata, dove la dignità dei percorsi educativi viene sacrificata sull'altare della risposta penale immediata.
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