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L’accusa è di istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo. Le indagini coinvolgono anche tre minorenni stranieri affascinati dalle armi e in contatto con i fermati. Sequestrati dispositivi informatici e armi.
L’accusa è di istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo. Le indagini coinvolgono anche tre minorenni stranieri affascinati dalle armi e in contatto con i fermati. Sequestrati dispositivi informatici e armi.
La Polizia di Stato ha eseguito a Palermo il fermo di due cittadini stranieri accusati di utilizzare i social network, in particolare TikTok e Instagram, per diffondere messaggi violenti e richiami espliciti alla Jihad e al martirio religioso.
Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia e condotte dalla Digos insieme alla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, hanno portato alla luce un "avanzato processo di radicalizzazione religiosa".
Secondo gli inquirenti, i due indagati avrebbero condiviso contenuti multimediali dai toni cruenti, tra cui immagini della Casa Bianca avvolta dalle fiamme con il vessillo dello Stato Islamico e video che ritraevano atti di violenza contro prigionieri con indosso tute arancioni, tra cui era riconoscibile l'attuale presidente statunitense.
I messaggi pubblicati inneggiavano all'eliminazione dei "miscredenti" e indicavano l'uso delle armi come uno strumento necessario di lotta contro l'Occidente, istigando a compiere delitti sul territorio italiano.
Durante le operazioni di perquisizione, gli agenti hanno sequestrato numerosi dispositivi informatici e, nell'abitazione di uno dei fermati, è stata rinvenuta una replica di una pistola mitragliatrice priva del tappo rosso, insieme a diversi oggetti con simbologie estremiste.
Gli investigatori hanno acquisito prove documentali che ritraggono i soggetti durante sessioni di addestramento e sport da combattimento, accompagnate da musiche religiose radicali e gesti simbolici legati alla professione di fede islamica accostati a fucili d'assalto.
I due uomini sono stati trasferiti presso la casa circondariale Pagliarelli di Palermo in attesa di ulteriori provvedimenti giudiziari.
L'inchiesta ha esteso il raggio d'azione anche a tre minori stranieri, residenti tra Marsala e il Nord Italia, che risultavano in contatto con i due fermati. Nei loro confronti sono stati eseguiti decreti di perquisizione informatica e locale emessi dalla Procura per i minorenni, nell'ambito di un'indagine per detenzione abusiva di armi.
Tutti i giovani coinvolti sono risultati accomunati da una "fascinazione per le armi", confermata dal monitoraggio dei loro profili social dove apparivano mentre maneggiavano pistole semiautomatiche e armi da punta e da taglio, alternando immagini di violenza a riferimenti religiosi integralisti.
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