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- Venerdì 17 Aprile 2026
Scatta il cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano; Trump: “La tregua includerà Hezbollah. Spero che si comporti bene”
Il Presidente statunitense attacca ancora il governo di Roma per il mancato supporto militare: “L’Italia non c’era per noi, noi non ci saremo per loro”.
Dalle prime ore di oggi ha preso ufficialmente avvio una sospensione delle operazioni belliche della durata di dieci giorni concordata tra le autorità di Tel Aviv e quelle di Beirut.
In merito a questa intesa, il Presidente americano Donald Trump ha specificato che “la tregua includerà Hezbollah. Spero che si comporti bene durante questo importante periodo di tempo”, aggiungendo sui propri canali social che, se il gruppo manterrà una condotta corretta, “sarà un grande momento per loro se lo faranno. Niente più uccisioni. Dobbiamo finalmente avere la pace!”.
Il Capo di Stato ha inoltre definito la giornata come un evento di portata storica, dichiarando durante un'apparizione pubblica a Las Vegas che “la guerra in Iran sta procedendo senza intoppi. Dovrebbe concludersi molto presto”.
Contemporaneamente, il clima diplomatico è scosso dalle forti critiche rivolte da Trump alla presidenza del Consiglio italiana in merito al diniego sull'uso delle basi aeree siciliane per il trasporto di armi, scrivendo testualmente: “L’Italia non c’era per noi, noi non ci saremo per loro”.
A tali affermazioni ha risposto con fermezza la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera, definendo inaccettabile l'aggressività verso chi tutela il diritto internazionale e sottolineando che occorre “respingere con fermezza queste continue minacce che alcuni sembrano utilizzare come mezzo per cercare di convincere gli altri, ebbene no, con le minacce non si convince nessuno”.
Anche da Berlino il Ministero degli Esteri ha richiamato l'attenzione sulla necessità che l'Europa assuma maggiori responsabilità nella difesa comune, mentre l'inviato Tom Barrack ha descritto il cessate il fuoco come un modo per fermare “uccisioni senza senso”, pur ammettendo che “tutti si sono dimostrati ugualmente inaffidabili” e che il percorso è fatto di “piccoli passi”.
Sul campo, il rientro degli sfollati è segnato da una devastazione diffusa. A Haret Hreik, sobborgo di Beirut duramente colpito, il vicesindaco Sadek Slim ha confermato la distruzione di decine di immobili spiegando che “per quelli completamente distrutti avremo bisogno di attrezzature speciali”.
Molti residenti, come la giovane Zainab Fahas, hanno espresso profondo sconforto constatando che “hanno distrutto tutto: la piazza, le case, i negozi, tutto”, mentre lunghe code di veicoli attendono di attraversare ponti riparati in tutta fretta.
Nonostante l'incertezza, il sostegno all'intesa è arrivato anche da Emmanuel Macron, che ha tuttavia espresso timori per la tenuta della tregua chiedendo che “Hezbollah deve rinunciare alle armi. Israele deve rispettare la sovranità libanese e porre fine alla guerra”.
Infine, l'ambasciatore israeliano Danny Danon ha garantito che Tel Aviv reagirà a ogni provocazione e manterrà le posizioni nel sud, pur dicendosi disponibile a negoziare per la pace.
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