
- Prima Notizia
- Venerdì 17 Aprile 2026
Medio Oriente, Teheran annuncia: “Hormuz è completamente aperto”. Verso i colloqui di Islamabad, Washington valuta 20 miliardi in cambio dell'uranio
Il traffico marittimo riprende regolarmente nel Golfo, mentre Axios svela i dettagli di un possibile accordo segreto tra USA e Iran. Il petrolio scivola a 72 dollari al barile.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato ufficialmente su X che, in concomitanza con la tregua in Libano, “il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco”.
L'annuncio ha rasserenato i mercati energetici: il petrolio è scivolato nelle ultime ore, con il Brent quotato a 72,40 dollari e il WTI a 68,15 dollari al barile.
Parallelamente, le indiscrezioni di Axios svelano un possibile piano tra USA e Iran: Washington sbloccherebbe 20 miliardi di dollari di fondi congelati se l'Iran rinunciasse alle scorte di uranio arricchito.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito: “Non intendiamo acquisire armi nucleari né destabilizzare la regione. Difendiamo la nostra integrità territoriale con dignità e ci atteniamo ai quadri giuridici internazionali”, aggiungendo un eloquente “speriamo che la controparte lo comprenda”.
Mentre i prezzi del greggio riflettono l'allentamento delle tensioni, migliaia di sfollati — oltre un milione le persone costrette a fuggire durante il conflitto — hanno iniziato a spostarsi verso il sud del Libano nonostante gli avvertimenti delle autorità. Lunghe code di auto cariche di materassi e beni domestici si sono formate al ponte di Qasmiyeh sul fiume Litani, riparato in fretta dopo un attacco israeliano.
Il sollievo per la tregua è stato però smorzato dalla devastazione. Nel villaggio di Jibsheet, residenti come la ventitreenne Zainab Fahas hanno trovato scenari spettrali: “Mi sento libera per il fatto di essere tornata. Ma guardate, hanno distrutto tutto: la piazza, le case, i negozi, tutto”.
Ad Haret Hreik, colpito 62 volte in sei settimane, un uomo di 48 anni ha sventolato la bandiera di Hezbollah sulle macerie del suo condominio, definendo i leader libanesi “la leadership della vergogna” e ringraziando solo il sostegno iraniano.
La premier italiana Giorgia Meloni è intanto giunta all'Eliseo per la Conferenza sulla navigazione a Hormuz, accolta da Emmanuel Macron insieme a Keir Starmer e Friedrich Merz.
Il clima transatlantico resta teso: Donald Trump ha attaccato l'Italia per il diniego all'uso delle basi siciliane, scrivendo: “L’Italia non c’era per noi, noi non ci saremo per loro”. A queste parole ha risposto la vicepresidente UE Teresa Ribera, chiedendo di “respingere con fermezza queste continue minacce”.
Sul fronte diplomatico, Trump ha definito la giornata storica, dichiarando che “la guerra in Iran sta procedendo senza intoppi” e rivolgendosi a Hezbollah: “Spero che Hezbollah si comporti bene e correttamente durante questo importante periodo. Sarà un grande momento per loro se lo faranno. Niente più uccisioni. Dobbiamo finalmente avere la pace!”.
Di contro, Macron ha espresso preoccupazione che l'intesa possa essere minata: “Hezbollah deve rinunciare alle armi. Israele deve rispettare la sovranità libanese e porre fine alla guerra”.
In Libano, Hassan Fadlallah (Hezbollah) ha tuonato che il governo “non è autorizzato” a negoziati diretti, mentre il ministro israeliano Katz è stato perentorio: “Disarmare Hezbollah con mezzi militari o diplomatici era ed è tuttora l’obiettivo della campagna”, confermando il mantenimento di una zona cuscinetto di 10 km dal confine.
Infine, l'ambasciatore israeliano all'Onu, Danny Danon, ha assicurato ai giornalisti che Israele crede nei negoziati diretti ma è consapevole della pressione iraniana su Beirut, avvertendo che “reagiremo a qualsiasi minaccia di Hezbollah” e che l'esercito manterrà le posizioni durante i 10 giorni di tregua, che ha definito “difficili”.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24
















