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Messaggio apocalittico del Presidente degli Stati Uniti sulla propria piattaforma social nel mezzo dell'escalation con Teheran. Un monito oscuro che evoca una fine irreversibile: "Non voglio che accada, ma probabilmente succederà".
Messaggio apocalittico del Presidente degli Stati Uniti sulla propria piattaforma social nel mezzo dell'escalation con Teheran. Un monito oscuro che evoca una fine irreversibile: "Non voglio che accada, ma probabilmente succederà".
Donald Trump ha affidato alla sua piattaforma Truth Social una dichiarazione dai toni perentori e drammatici, che sembra proiettare un'ombra sinistra sugli equilibri globali.
Il tycoon ha lanciato un avvertimento diretto che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti: "Un'intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà".
Le parole di Trump, diffuse in un momento di estrema delicatezza per il panorama geopolitico internazionale, indicano la notte odierna come il possibile momento di un epilogo fatidico e senza ritorno.
La perentorietà del messaggio, pur senza dettagliare obiettivi specifici, ha sollevato immediato clamore e interrogativi in tutte le cancellerie del mondo, confermando la volontà del leader repubblicano di utilizzare una comunicazione dirompente per evocare scenari di crisi totale e irreversibile.
Una nuova, violentissima ondata di attacchi aerei condotti da forze statunitensi e israeliane sta scuotendo l'Iran, colpendo obiettivi strategici e infrastrutture vitali in tutto il Paese.
Nel mirino dei raid è finita l'isola di Kharg, il principale terminale petrolifero iraniano nel Golfo Persico; l'agenzia Mehr ha riferito di molteplici esplosioni causate da incursioni aeree che avrebbero preso di mira target militari, confermando quanto anticipato da fonti americane.
La posta in gioco sull'isola è altissima, considerando che la scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato che gli obiettivi militari nell'area "sono stati completamente distrutti", suggerendo apertamente l'interesse a "controllare" il greggio iraniano attraverso la conquista del terminale.
Contemporaneamente, la capitale Teheran è sotto attacco: deflagrazioni sono state avvertite a Parchin, sito sensibile per le industrie militari e nucleari, e in diversi quartieri residenziali come Sadeghieh e Gisha, mentre i caccia sorvolano la città a bassa quota.
L'offensiva sta colpendo duramente anche le vie di comunicazione e i luoghi di culto. Nella provincia di Isfahan, l'agenzia Irna ha riportato l'attacco al ponte ferroviario Yahya Abad a Kashan, dove il funzionario di sicurezza Akbar Salehi ha confermato che "due persone sono state uccise e altre tre ferite in questo attacco".
Un altro raid ha centrato un ponte strategico nei pressi di Qom, mentre nel centro di Teheran la sinagoga Rafi-Nia è stata rasa al suolo. Secondo quanto riportato dal quotidiano Shargh, la storica sinagoga "è stata completamente distrutta negli attacchi di questa mattina", con gravi danni estesi anche alle abitazioni circostanti in via Rafinia.
Di fronte a questa escalation, l'esercito israeliano ha diffuso un monito senza precedenti via social, esortando i civili a non utilizzare il sistema ferroviario nazionale fino alle 21:00 locali: "La vostra presenza sui treni e nelle vicinanze delle linee ferroviarie mette in pericolo le vostre vite", recita l'avviso dell'IDF.
In risposta, il governatore di Mashhad ha già disposto la cancellazione di tutto il traffico ferroviario citando l'"avvertimento immorale del regime sionista". Il bilancio umano del conflitto sta assumendo proporzioni drammatiche.
L'ong Hrana stima che dall'inizio delle ostilità siano state uccise quasi 3.600 persone negli attacchi congiunti USA-Israele, specificando che "almeno 1.665 erano civili e, di queste vittime, almeno 248 erano bambini".
L'Unione Europea è intervenuta con fermezza per condannare la strategia di colpire i servizi essenziali; una portavoce della Commissione Europea ha dichiarato che l'UE "respinge con fermezza" ogni attacco contro le infrastrutture civili, definendo tali azioni "estremamente pericolose" per il rischio di provocare una deflagrazione regionale incontrollata.
Mentre la diplomazia pakistana parla di sforzi critici per giungere a una tregua, il cielo sopra l'Iran continua a essere solcato dai caccia, lasciando milioni di persone in una condizione di terrore e incertezza.
Una massiccia ondata di attacchi attribuiti a Israele e Stati Uniti ha colpito nella notte l'intero territorio iraniano, scatenando il caos nelle principali città e nelle aree strategiche del Paese.
Forti esplosioni, definite dai media locali come “senza precedenti”, sono state udite a Teheran, Karaj e Shiraz, mentre la provincia di Isfahan è stata teatro di raid mirati nei pressi dell'aeroporto di Kashan e di un deposito di munizioni a sud del capoluogo.
Le autorità di Qom hanno confermato che i bombardamenti hanno interessato aree esterne al perimetro urbano, ma le informazioni restano frammentarie: fonti locali parlano di esplosioni nei quartieri centrali della capitale e nel sito militare sensibile di Parchin, storicamente legato ai programmi missilistici e nucleari.
La tensione è giunta al culmine con la notizia bomba lanciata dal quotidiano britannico Times, secondo cui la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sarebbe ricoverato a Qom in stato di incoscienza. Il giornale, citando un memorandum diplomatico basato su intelligence occidentale, riferisce che “Khamenei sarebbe in condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”.
In questo scenario di estrema fragilità istituzionale, il governo di Teheran ha lanciato un appello disperato alla popolazione in vista della scadenza dell'ultimatum del presidente USA Donald Trump, che ha minacciato la distruzione delle infrastrutture energetiche.
Il regime ha esortato “tutti i giovani, atleti, artisti, studenti, professori” a formare catene umane intorno alle centrali elettriche per fungere da scudi umani, promettendo al contempo “devastanti ritorsioni” contro ogni aggressione.
La psicosi si è estesa rapidamente: l'Arabia Saudita ha chiuso il ponte con il Bahrein, mentre Israele ha inviato messaggi diretti ai civili iraniani sconsigliando l'uso dei treni e la vicinanza alle linee ferroviarie fino a sera.
Il conflitto ha varcato i confini iraniani investendo pesantemente la Regione del Kurdistan iracheno. Ad Erbil, capitale del governatorato, un drone è precipitato su un quartiere residenziale provocando morti e feriti tra i civili. I sistemi di difesa aerea hanno intercettato altri velivoli senza pilota diretti verso l'aeroporto internazionale, ma l'episodio più grave ha riguardato la sede diplomatica statunitense: secondo fonti di sicurezza, anche “l'edificio del Consolato americano ad Erbil è stato oggetto di un tentativo di attacco con droni, prontamente sventato senza provocare perdite”.
Nonostante il tentativo ufficiale di Teheran di minimizzare l'entità dei danni, parlando di obiettivi situati “fuori dai confini della città” e in zone non abitate, la portata delle incursioni suggerisce una sistematica degradazione delle capacità difensive e infrastrutturali del Paese.
Gli attacchi si inseriscono nel quadro del conflitto diretto tra l'Iran e l'asse formato da Israele e Stati Uniti, con raid che ormai colpiscono sistematicamente siti missilistici e infrastrutture vitali, mentre la popolazione civile si ritrova schiacciata tra la minaccia dei bombardamenti e le richieste di sacrificio estremo avanzate da un regime apparso mai così vacillante.
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