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Mentre la sindaca di Genova avverte sui rischi di una contrapposizione interna, Giuseppe Conte si dice pronto alla sfida e il PD blinda il metodo storico: "È nel nostro DNA".
Mentre la sindaca di Genova avverte sui rischi di una contrapposizione interna, Giuseppe Conte si dice pronto alla sfida e il PD blinda il metodo storico: "È nel nostro DNA".
Il dibattito sulla leadership del campo progressista agita le opposizioni all'indomani del voto referendario, facendo emergere posizioni distanti sulle modalità di selezione del candidato. Silvia Salis, sindaca di Genova alla guida di una coalizione di centrosinistra, ha espresso una netta contrarietà allo strumento delle consultazioni interne. "Primarie? Non ho cambiato idea, sono sbagliate", ha ribadito la sindaca, definendole "sbagliate perché ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza, per cui c'è un periodo di tempo nel quale tu dovresti fare in pratica campagna elettorale contro le persone che poi dovrebbero sostenere il tuo governo".
Secondo Salis si tratterebbe di un "messaggio di divisione" tecnicamente errato, preferendo invece "una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista".
Di segno opposto l'apertura di Giuseppe Conte, che ai microfoni di SkyTG24 ha manifestato la propria disponibilità a scendere in campo, pur con le dovute cautele istituzionali. "Io sono disponibile ma non ho ancora interrogato né gli organi del Movimento né la mia base", ha spiegato il leader del M5S, ponendo però condizioni chiare sulla natura del voto: "Certamente il M5S deve avere un protagonista e certamente il M5S non parteciperebbe mai se fossero primarie con solo apparati di partito, devono essere aperte e dare uno sbocco a questa voglia di partecipazione dei cittadini".
In casa PD, il presidente dei senatori Francesco Boccia ha provato a blindare la tenuta dell'alleanza, definendo il campo progressista una "realtà costruita giorno dopo giorno in Parlamento" su temi condivisi come sanità, scuola e salari. Per Boccia la strada della leadership è segnata: "Il PD ha nel suo DNA le primarie, quindi benissimo se si sceglierà quella come strada per individuare chi guiderà la coalizione".
A frenare sull'urgenza del tema è invece Nicola Fratoianni (AVS), che in conferenza stampa ha richiamato la coalizione alle priorità sociali dopo la vittoria del 'No' al referendum sulla giustizia. "Noi consideriamo legittimo il dibattito sulle primarie, ma francamente non credo che l'onda generazionale che ha travolto la controriforma Nordio oggi abbia come prima esigenza quella di sapere come il centrosinistra sceglie il suo leader, ma piuttosto se siamo pronti a depositare domani una nuova legge sul salario minimo", ha incalzato il leader di Sinistra Italiana. Per Fratoianni, l'azione politica deve ripartire dai bisogni concreti: "Direi che dobbiamo partire da qui, ripresentiamo una proposta per il salario minimo a 11 euro".
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