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Mentre il Guardasigilli ammette il fallimento della strategia comunicativa e teme un aumento della pressione politica delle toghe, il sindacato dei magistrati propone un tavolo tecnico per l'efficienza dei tribunali.
Mentre il Guardasigilli ammette il fallimento della strategia comunicativa e teme un aumento della pressione politica delle toghe, il sindacato dei magistrati propone un tavolo tecnico per l'efficienza dei tribunali.
Il segretario generale dell'Associazione Nazionale Magistrati, Rocco Maruotti, ha delineato la linea del sindacato delle toghe all'indomani della consultazione referendaria, scegliendo la via del pragmatismo e del confronto istituzionale.
Maruotti ha voluto innanzitutto sgomberare il campo da letture politiche del voto, ribadendo che l'associazione punta alla concretezza delle riforme strutturali piuttosto che allo scontro ideologico. "Non ci siamo intestati una vittoria e siamo pronti a tornare sugli otto punti da cui siamo partiti il 5 marzo del 2025 nell'incontro a Palazzo Chigi", ha dichiarato, manifestando l'intenzione di riprendere il filo di un'agenda riformatrice che metta al centro le reali necessità dei tribunali.
L'obiettivo dichiarato dall'Anm è quello di avviare un tavolo tecnico che coinvolga non solo via Arenula ma anche l'avvocatura, per intervenire su nodi che condizionano quotidianamente l'efficacia della risposta giudiziaria. "Vogliamo lavorare con il ministero e con gli avvocati sulle riforme necessarie per l'efficienza della giustizia, come le piante organiche e il tema degli applicativi informatici", ha precisato il segretario.
Secondo Maruotti, infatti, la modernizzazione tecnologica e il completamento degli organici sono passaggi ineludibili per garantire tempi certi ai cittadini, al di là delle grandi riforme d'ordinamento.
In chiusura, Maruotti ha rivendicato l'autonomia della magistratura associata, sottolineando la scelta di un profilo moderato e non partitico nelle fasi più calde del dibattito recente: "L'Anm - ha sottolineato - non è un attore politico, ma è sempre intervenuta nel dibattito pubblico sui temi della giustizia con una certa postura e, come in questa occasione referendaria, evitando una contrapposizione frontale".
All’indomani del verdetto delle urne, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha analizzato la sconfitta referendaria assumendosi la piena responsabilità dell'esito elettorale. In un'intervista rilasciata a Sky Tg24, il Guardasigilli ha ammesso limiti nella strategia del governo, dichiarando: "Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei".
Nonostante il risultato, Nordio ha blindato la sua squadra, negando che la posizione della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi sia in discussione. Il Ministro ha individuato nell'Associazione Nazionale Magistrati il vero trionfatore della consultazione, lanciando un monito sulle conseguenze politiche di questo spostamento di equilibri: "Purtroppo ora l'intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà quello di una forte pressione politica. È una vittoria dell'Anm, parliamoci chiaro. Questo darà all'Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e di cui farà i conti anche la sinistra perché prima o poi andranno anche loro al governo. Inoltre nella coalizione ci sarà una controversia intestina per attribuirsi la vittoria. E dovranno fare i conti con l'Anm, la vera vincitrice, che diventa un soggetto politico anomalo, che si contrappone ai governi".
Nordio ha tuttavia escluso il rischio di una "guerra giudiziaria" post-voto, definendo "irrealistica" l'ipotesi di ritorsioni tecniche contro chi ha patrocinato la riforma.
In conclusione, il Ministro ha ammesso il fallimento delle previsioni basate sui sondaggi, ribadendo però la compattezza con la premier Meloni: "Le sconfitte in politica si devono mettere in bilancio e si devono affrontare con serenità per continuare a lavorare", ha chiosato, invitando la maggioranza a guardare avanti nonostante lo stop dei cittadini alla riforma.
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