Addio a Libera: la prima volta del suicidio assistito con comando oculare

La 55enne toscana affetta da sclerosi multipla è morta nella sua casa grazie a un dispositivo hi-tech del Cnr. L'ultimo appello: "Spero che nessuno debba più aspettare due anni per un diritto che gli appartiene".

(Prima Notizia 24)
Mercoledì 25 Marzo 2026
Firenze - 25 mar 2026 (Prima Notizia 24)

La 55enne toscana affetta da sclerosi multipla è morta nella sua casa grazie a un dispositivo hi-tech del Cnr. L'ultimo appello: "Spero che nessuno debba più aspettare due anni per un diritto che gli appartiene".

Libera non c'è più. La donna toscana di 55 anni, paralizzata dal collo in giù a causa di una forma aggressiva di sclerosi multipla, è morta oggi nella sua abitazione.

È la quattordicesima persona in Italia — la seconda in Toscana — ad avere accesso al suicidio medicalmente assistito, ma il suo caso segna un precedente tecnologico e giuridico unico: Libera ha azionato l'infusione del farmaco letale attraverso un dispositivo a comando oculare progettato specificamente dal Cnr.

L'apparecchio era stato realizzato su mandato del tribunale, poiché le condizioni fisiche della donna le impedivano qualsiasi movimento manuale per autosomministrarsi la sostanza.

Il percorso di Libera è stato lungo e tortuoso, segnato da una battaglia legale durata due anni per vedere riconosciuto un diritto già sancito dalla Consulta.

Nel suo ultimo messaggio, affidato all'Associazione Luca Coscioni che l'ha assistita in ogni passo, la donna ha espresso un desiderio profondo: “Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito”. Una critica garbata ma ferma alle lungaggini burocratiche e istituzionali che spesso ostacolano le richieste di fine vita in Italia.

Nonostante la sofferenza, Libera ha voluto lasciare un'eredità di speranza per chi si troverà nella sua stessa condizione: “La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un'attesa, allora avrà avuto senso”.

Oltre all'Associazione Coscioni, il suo ringraziamento è andato al dottor Paolo Malacarne, il medico che l'ha seguita con umanità. Le sue ultime parole suonano come un monito per il futuro: “Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata”.


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