A schiena dritta, il giornalismo italiano rivive: mostra INPGI ricorda eroi caduti per la libertà di stampa

Schiena dritta contro mafia e guerra: INPGI inaugura mostra eroi caduti Da Camilli a Siani, 60 cimeli rivivono il coraggio dei cronisti italiani A Roma fino a maggio, omaggio al giornalismo come baluardo di libertà.

di Maurizio Pizzuto
Mercoledì 25 Marzo 2026
Roma - 25 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Schiena dritta contro mafia e guerra: INPGI inaugura mostra eroi caduti Da Camilli a Siani, 60 cimeli rivivono il coraggio dei cronisti italiani A Roma fino a maggio, omaggio al giornalismo come baluardo di libertà.

Una schiena dritta contro le mafie, le bombe e i conflitti: è il messaggio potente della mostra "A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà", inaugurata ieri nella storica sede dell'INPGI a Roma sotto il patronato del Ministero della Cultura. Con i vertici dell'Istituto è intervenuta il sottosegretario Lucia Borgonzoni.

Il percorso si apre con la toccante foto di Simone Camilli, il reporter italiano caduto tragicamente a Gaza nel 2015 mentre documentava il conflitto per un'agenzia di stampa straniera(NELLA FOTO).

Recentemente premiato alla memoria con il "Premio Stampa d'Eccellenza - Giornalisti 2.0", l'associazione di categoria che celebra l'eccellenza nel mestiere, Camilli simboleggia il coraggio dei reporter in zone di guerra, unendo passato e presente della professione.

Oltre sessanta reliquie del mestiere – fotografie ingiallite, cimeli toccanti e documenti d'archivio – ripercorrono il giornalismo italiano dagli anni '60 al nuovo millennio. Spiccano gli scatti del grande fotogiornalista Franco Lannino, una rara macchina telefoto d'epoca e la telecamera di Miran Hrovatin, compagno di sventure di Ilaria Alpi, trucidati a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Emozionanti le quattro macchine per scrivere di fedeli iscritti INPGI, tra cui quella di Giancarlo Siani, il cronista napoletano ucciso dalla Camorra a soli 26 anni. Non mancano un video d'epoca sull'Istituto, pannelli in bianco e nero su forex, una teca con verbali e oggetti personali, e ritagli di giornali che hanno fatto la storia.

Al centro dell'esposizione, una riflessione cruda sul presente del giornalismo: cronisti in prima linea contro fake news, crisi editoriali e precarietà, eredi di un coraggio che ha pagato il prezzo più alto. La mostra rende omaggio ai martiri dell'inchiesta: Cosimo Cristina, primo ucciso dalla mafia nel 1960 in Sicilia; Mauro De Mauro, sequestrato e sparito nel 1970; Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano, tutti caduti lottando contro il potere occulto. A loro si uniscono Walter Tobagi, freddato a Milano nel 1980 dalle BR, Giancarlo Siani, Ilaria Alpi con Hrovatin, e Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan nel 2001. Un pensiero speciale va a Giuseppe Quatriglio, voce del terremoto del Belìce nel 1968, simbolo di rigore narrativo.

L'esposizione, gratuita, resta aperta dal 25 marzo al 29 maggio 2026, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, presso la sede INPGI. Un invito a tutti: cronisti, studenti, cittadini. Perché la schiena dritta non si piega mai.


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