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Il tycoon rivendica l'effetto sorpresa citando Pearl Harbor. Araghchi minaccia rappresaglie sui civili, mentre l'Italia frena sulla missione a Hormuz: "Serve l'egida Onu".
Il tycoon rivendica l'effetto sorpresa citando Pearl Harbor. Araghchi minaccia rappresaglie sui civili, mentre l'Italia frena sulla missione a Hormuz: "Serve l'egida Onu".
La strategia militare degli Stati Uniti in Medio Oriente punta tutto sulla rapidità e sul segreto. Parlando dalla Casa Bianca accanto alla premier giapponese Sanae Takaichi, Donald Trump ha rivendicato la scelta di non aver informato preventivamente gli alleati dell'attacco: "Quando entriamo in azione lo facciamo in modo deciso, e non abbiamo detto nulla a nessuno perché volevamo la sorpresa". Il presidente ha poi incalzato la premier Takaichi con un paragone storico: "Chi conosce meglio la sorpresa del Giappone? Perché non ci avete avvisato di Pearl Harbor?", aggiungendo che "se lo dici a tutti, non è più una sorpresa".
Trump ha quindi esaltato i risultati ottenuti sul campo: "Nei primi due giorni abbiamo distrutto circa il 50% degli obiettivi, molto più di quanto ci aspettassimo". Secondo il presidente, l'Iran sarebbe ormai alle corde: "In due settimane abbiamo distrutto la loro Marina, la loro aeronautica e tutta la loro tecnologia è andata. Al di là di questo l'Iran sta bene", ha ironizzato davanti ai presenti. Nonostante l'escalation, ha assicurato categoricamente che "non invierà soldati in Iran" e di aver chiesto a Benjamin Netanyahu di moderare i colpi: "Ho detto a Netanyahu di non colpire petrolio e gas".
Tuttavia, il Pentagono si prepara a un conflitto prolungato richiedendo stanziamenti fino a 200 miliardi di dollari. Trump ha spiegato la necessità di rafforzare l'industria bellica: "Vogliamo avere enormi quantità di munizioni", accusando la precedente amministrazione di aver svuotato i depositi per l'Ucraina: "Biden ha dato via così tanto, ma non ha ricostruito nulla". Nel mirino resta l'isola di Kharg: "L'Iran è quasi raso al suolo, l'unica cosa rimasta è lo Stretto di Hormuz. Noi stiamo difendendo lo Stretto per tutti".
La replica di Teheran è arrivata via social dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi: "La nostra risposta all'attacco di Israele alle nostre infrastrutture ha impiegato solo una piccola parte della nostra potenza. L'unica ragione di tale moderazione è stato il rispetto della richiesta di allentamento delle tensioni". Il ministro ha poi lanciato un avvertimento diretto: "Nessuna moderazione se le nostre infrastrutture verranno colpite di nuovo. Qualsiasi conclusione di questa guerra dovrà tenere conto dei danni subiti dai nostri siti civili".
In Israele, dopo l'incendio alla raffineria Bazan di Haifa causato da un frammento di intercettore, l'Autorità antincendio ha dichiarato: "Dopo aver effettuato approfondite ispezioni, i vigili del fuoco e le squadre di soccorso stanno conducendo operazioni di spegnimento e raffreddamento dell'impianto e monitorando la situazione per eliminare i materiali pericolosi. Non sussiste alcun pericolo per la popolazione".
In Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha voluto chiarire la posizione del governo sulla cooperazione navale a Hormuz: "Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un'iniziativa multilaterale estesa. Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un'iniziativa pacifica e multilaterale". Sulla stessa linea il ministro Antonio Tajani: "È un documento politico, non un documento militare. Non siamo parte della guerra, e non vogliamo essere parte della guerra".
Dura l'opposizione di Giuseppe Conte: "Diciamo assolutamente no. Trump ha creato questa instabilità, ha fatto questi attacchi illegali. Trump risolve il problema, non chiede a noi di mandare i nostri uomini, le nostre navi, i nostri mezzi". Intanto, l'ambasciatore iraniano a Berlino, Majid Nili, alza il caso sulla base di Ramstein: "Abbiamo chiesto loro di chiarire o spiegare il ruolo di Ramstein. Il ruolo di Ramstein non ci è ufficialmente chiaro e finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta".
L’agenzia Reuters ha rivelato che il presidente statunitense Donald Trump sta valutando opzioni militari drastiche, tra cui l’invio di "migliaia di soldati a Kharg e lungo le coste dello Stretto di Hormuz" per garantire la libera navigazione e mettere in sicurezza l'uranio arricchito di Teheran.
Parallelamente, il Washington Post ha riportato che il Pentagono ha richiesto alla Casa Bianca di sbloccare oltre 200 miliardi di dollari per il finanziamento del conflitto, sebbene l'amministrazione freni sulla realisticità di tale cifra. Il tycoon ha inoltre lanciato un ultimatum: se l'Iran colpirà ancora l'impianto di gnl di Ras Laffan in Qatar, gli Stati Uniti reagiranno "distruggendo completamente" l'intero giacimento iraniano di South Pars.
L'impatto sui mercati energetici è immediato e brutale. Nelle ultime ore di oggi, 19 marzo 2026, il greggio Brent ha registrato un'impennata del 5,1%, arrivando a toccare i 117 dollari al barile, mentre ad Amsterdam il prezzo del gas è schizzato a 74 euro al megawattora (+26,6%).
La crisi è alimentata da una pioggia di droni e missili che oggi ha centrato le raffinerie Mina al-Ahmadi e Mina Abdullah in Kuwait, provocando incendi, e la raffineria Samref a Yanbu, in Arabia Saudita.
Il ministro dell'Estero saudita, Faisal bin Farhan bin Abdullah, ha dichiarato: "Ci riserviamo il diritto di intraprendere azioni militari se necessario; il Regno non cederà alle pressioni, tali pressioni si ritorceranno contro coloro che le esercitano".
In Israele, bombe a grappolo iraniane hanno colpito le raffinerie di Haifa, pur senza causare, secondo il ministro Eli Cohen, "danni significativi alle infrastrutture nello Stato di Israele".
In questo scenario, Downing Street ha ufficializzato oggi un piano tra sei nazioni — Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone — per scortare i mercantili attraverso lo Stretto.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato: "È vitale che i partner collaborino per elaborare un piano realizzabile", sottolineando la necessità di proteggere una rotta che ha già visto il Qatar perdere il 17% della capacità di export a causa di "danni estesi" agli impianti di Pearl GTL e Ras Laffan.
Il CEO di QatarEnergy, Saad al-Kaabi, ha espresso sconcerto: "Mai nei miei sogni più sfrenati avrei pensato che il Qatar potesse subire un simile attacco, specialmente da un paese musulmano fratello durante il mese di Ramadan".
Dall'Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha avvertito: "Attacchi diretti all'Italia da parte dell'Iran non sono presi in considerazione. Il tema è invece il terrorismo: le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento".
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha aggiunto: "Le guerre generano sfiducia, paura, chiusura e le conseguenze sono immediate: impennate dei prezzi energetici e con un rischio inflazionistico sulle famiglie, mentre il famigerato spread ha rialzato la testa. È uno stress test impegnativo anche per i conti pubblici".
Il conflitto si espande su fronti inediti. Oggi sono state udite esplosioni ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) e Doha (Qatar), mentre le autorità di Abu Dhabi hanno chiuso d'urgenza gli impianti gas di Habshan.
Il portavoce del Comando Centrale USA, Tim Hawkins, ha confermato che un F-35 stava "conducendo una missione di combattimento sopra l'Iran" quando è stato colpito. Il ministro della Guerra americano, Pete Hegseth, ha rincarato la dose: "L'esercito degli Stati Uniti ha in mano il destino dell'Iran. Siamo noi a dettare le regole. Abbiamo degli obiettivi e questi obiettivi sono chiari".
Di contro, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ipotizzato: "Vedremo se l'isola di Kharg alla fine diventerà un asset americano", aggiungendo che "il regime è in difficoltà".
In Israele, il ministro Zeev Elkin ha esultato: "Ogni giorno della campagna è un'enorme benedizione per lo Stato di Israele e un'opportunità per aggravare i danni inflitti", sostenendo che "il dibattito non dovrebbe riguardare quando la guerra finirà, ma come prolungheremo e aggraveremo i danni".
La diplomazia arranca sotto i colpi dell'artiglieria. Emmanuel Macron ha denunciato una "escalation sconsiderata", chiedendo che "tutti gli animi dovrebbero calmarsi e la guerra dovrebbe fermarsi almeno per qualche giorno per cercare di ridare una possibilità ai negoziati".
Il segretario ONU Antonio Guterres ha lanciato un appello: "È tempo che la diplomazia prevalga, è tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza". Anche l'Alto Rappresentante UE Kaja Kallas ha frenato: "Non c'è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran; i Paesi dell'Ue non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra".
Tuttavia, Luigi Di Maio ha precisato che i paesi del Golfo possono contare sul supporto europeo "anche ai sensi dell'articolo 51 della Carta Onu sul diritto all'autodifesa".
Da Teheran, il presidente Masoud Pezeshkian ha avvertito che gli attacchi alle infrastrutture "complicheranno la situazione e potrebbero portare a conseguenze incontrollabili che coinvolgeranno il mondo intero", mentre la Cina, tramite Lin Jian, ha definito "inaccettabili" le uccisioni dei leader iraniani, tra cui il grave ferimento di Mojtaba Khamenei, che sarebbe stato trasferito segretamente a Mosca per cure.
Infine, il ministro Antonio Tajani, commentando l'invio di aiuti a Beirut, ha parlato di "un segno tangibile della vicinanza del Governo italiano alle popolazioni colpite".
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