Il Medio Oriente continua ad affossare le Borse: mercati volatili, Bund ai massimi dal 2011

La crisi nello stretto di Hormuz e il timore di un conflitto a lungo termine spingono l'inflazione e mettono sotto scacco i titoli di Stato. Milano e le principali piazze europee chiudono in profondo rosso, bruciando capitalizzazioni miliardarie in poche sedute.

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Venerdì 20 Marzo 2026
Milano - 20 mar 2026 (Prima Notizia 24)

La crisi nello stretto di Hormuz e il timore di un conflitto a lungo termine spingono l'inflazione e mettono sotto scacco i titoli di Stato. Milano e le principali piazze europee chiudono in profondo rosso, bruciando capitalizzazioni miliardarie in poche sedute.

Non accenna a placarsi la tempesta sui mercati azionari mondiali. La pressione geopolitica in Medio Oriente, unita ai rischi per le rotte del greggio, ha innescato una fuga dal rischio che ha colpito duramente l'Europa: Milano ha ceduto l'1,97%, Francoforte il 2,01% e Parigi l'1,82%. In sole tre settimane di ostilità, l'indice Stoxx 600 ha perso quasi il 10%, con una distruzione di ricchezza stimata in oltre 1.700 miliardi di euro.

Parallelamente, la tensione si è spostata sui titoli di Stato, con il Bund tedesco che ha raggiunto i massimi dal 2011 e lo spread BTP-Bund salito a 92 punti base.

Gli investitori temono che l'impennata dei costi energetici costringa le banche centrali a nuovi rialzi dei tassi nel 2026, allontanando definitivamente l'ipotesi di un allentamento monetario.

Finché la guerra sarà in “fase di escalation, il mercato sarà più preoccupato per l'inflazione che per la crescita”, ha osservato John Briggs di Natixis Nord America, riflettendo il sentiment di una giornata dominata dall'incertezza sui prezzi al consumo.

Sul fronte delle commodity, sebbene il gas abbia segnato una contrazione a 59,26 euro al megawattora, il petrolio resta surriscaldato con il Brent a 110 dollari al barile.

La correlazione tra durata del conflitto e costi energetici appare sempre più stretta: secondo Javier Blas di Bloomberg, il mercato petrolifero “aggiungerà dai 3 ai 6 dollari al barile al prezzo di riferimento per ogni giorno in cui la guerra continuerà. In una settimana si tratta di 15-30 dollari”.

Con l'avvicinarsi della chiusura settimanale, la prudenza resta la parola d'ordine tra i trader, preoccupati da possibili escalation durante la pausa dei mercati. Alcuni investitori potrebbero “esitare a mantenere le proprie posizioni in vista del fine settimana, quando potrebbero emergere ulteriori notizie negative dal Medio Oriente”, ha spiegato a Bloomberg Davide Lut di Kerux Financial.


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