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A distanza di 82 anni dal massacro nazista, un progetto di ricerca basato sul DNA apre una nuova fase operativa. L'antropologa Elena Pilli invita i familiari dei dispersi a farsi avanti per i test genetici: "Restituire una storia alle vittime è un atto di giustizia".
A distanza di 82 anni dal massacro nazista, un progetto di ricerca basato sul DNA apre una nuova fase operativa. L'antropologa Elena Pilli invita i familiari dei dispersi a farsi avanti per i test genetici: "Restituire una storia alle vittime è un atto di giustizia".
L'impegno per strappare all'oblio le ultime sette vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine entra in una fase cruciale. Nel sacrario che onora i 335 trucidati dall'occupazione tedesca il 24 marzo 1944, sette lapidi recano ancora la dicitura "Ignoto".
Grazie a un meticoloso lavoro interdisciplinare coordinato dall'Università di Firenze — che dal 2010 ha già permesso di identificare cinque caduti — l'obiettivo è ora completare il riconoscimento di chi manca ancora all'appello.
Il gruppo di ricerca, guidato dall'antropologa forense Elena Pilli, si avvale della collaborazione del Ris dei Carabinieri, del Museo storico della Liberazione e della Comunità Ebraica, incrociando l'analisi molecolare del DNA con le indagini storiche. Il successo di questa missione dipende ora dalla partecipazione dei cittadini.
L'appello è rivolto a chiunque sospetti che un proprio parente, mai tornato a casa e mai identificato, possa essere tra le vittime della strage. Il contributo dei familiari è infatti determinante per effettuare i confronti genetici necessari a convalidare le identità.
"Per proseguire il percorso di memoria pubblica e giustizia storica che negli ultimi anni si è arricchito anche grazie al contributo della storica Alessia Glielmi e la documentarista Michela Micocci - afferma Elena Pilli - riteniamo necessario affiancare alla ricerca scientifica il contributo delle famiglie, sia attraverso la donazione volontaria di un campione biologico sia fornendo informazioni utili alla ricostruzione delle linee genealogiche.
Se la guerra, con il suo carico di orrore, mira a distruggere e cancellare, l'impegno di restituire un'identità e una storia alle vittime ancora senza nome rappresenta una delle azioni più importanti per riaffermare le ragioni della vita, di ogni vita, che non può essere dimenticata".
Per chi volesse fornire informazioni, campioni biologici o ricostruzioni familiari, l'Ateneo ha messo a disposizione un contatto diretto. Questa la mail a cui scrivere: iris@bio.unifi.it
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