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Scontro diplomatico sulla sicurezza della nazionale di Teheran. La Federcalcio iraniana non rinuncia al torneo ma negozia con la FIFA: "Trump non garantisce la nostra incolumità, spostate le nostre gare nel Gruppo G".
Scontro diplomatico sulla sicurezza della nazionale di Teheran. La Federcalcio iraniana non rinuncia al torneo ma negozia con la FIFA: "Trump non garantisce la nostra incolumità, spostate le nostre gare nel Gruppo G".
Il clima geopolitico infuocato del Medio Oriente rischia di travolgere definitivamente l'organizzazione della Coppa del Mondo 2026. Al centro della tempesta c'è la partecipazione dell'Iran, inserito nel Gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda.
Nonostante le pesanti tensioni tra Washington e Teheran, la Federcalcio iraniana (Ffiri) sta tentando l'ultima mossa diplomatica: giocare tutte le partite in Messico anziché negli Stati Uniti.
La frattura è profonda. Da un lato il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha riferito che "il presidente degli Usa mi ha assicurato che sono i benvenuti", ma lo stesso Donald Trump ha gelato le speranze con una dichiarazione ambigua: "La nazionale iraniana è la benvenuta ai Mondiali ma non credo davvero sia opportuno che vi prenda parte, per la loro stessa vita e sicurezza".
Parole che il fronte iraniano ha interpretato come una minaccia esplicita. Le autorità di Teheran sono divise. Se il Ministro dello Sport, Ahmad Donjamali, ha usato toni durissimi affermando che "poiché questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, in nessuna circostanza ci sarebbero le condizioni per partecipare", la Federcalcio sta cercando una via d'uscita tecnica.
L'ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Psedniddeh, ha ufficializzato la proposta di dirottamento logistico: "Considerando la mancanza di collaborazione da parte del governo statunitense nel rilascio dei visti e nel fornire supporto logistico alla nazionale iraniana, ho suggerito alla Fifa di spostare le partite dell’Iran dagli Stati Uniti al Messico".
Il diplomatico ha poi ribadito il desiderio di esserci, ma a condizioni diverse: "Siamo interessati a partecipare, ma il governo statunitense non sta fornendo il necessario supporto amministrativo. La Fifa può intervenire. Amiamo molto il popolo messicano e per noi è l’opzione migliore".
Il presidente federale Mehdi Taj ha confermato che la sicurezza è il punto di rottura definitivo: "Dal momento che il presidente Donald Trump ha esplicitamente dichiarato di non poter garantire la sicurezza della nazionale iraniana, non ci recheremo negli Usa. Stiamo attualmente negoziando con la Fifa affinché le partite si tengano in Messico".
La palla passa ora ai vertici di Zurigo, che dovranno decidere se stravolgere il calendario del torneo per salvare la partecipazione dell'Iran.
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