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Il rapporto Istat rivela la pervasività degli abusi psicologici ed economici, mentre cresce del 145% il numero di vittime con disabilità che chiedono aiuto ai Cav.
Il rapporto Istat rivela la pervasività degli abusi psicologici ed economici, mentre cresce del 145% il numero di vittime con disabilità che chiedono aiuto ai Cav.
Sono oltre 36.400 le donne che nel corso del 2024 hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza grazie al supporto dei Centri antiviolenza (Cav), un dato che emerge con forza dall'ultimo rapporto Istat e che fotografa una realtà complessa e drammatica. Il quadro clinico e sociale delle richieste di aiuto rivela come la violenza fisica colpisca il 64,5% delle utenti, con picchi del 70,2% tra le donne tra i 30 e i 39 anni, mentre le violenze sessuali – che includono stupri, molestie e revenge porn – interessano in misura maggiore le giovani sotto i 29 anni. Si registra inoltre una pervasività quasi totale della violenza psicologica, che accompagna i percorsi di circa nove donne su dieci, spesso in concomitanza con minacce, stalking o violenza economica, quest'ultima denunciata da circa 14.450 vittime private della gestione del proprio reddito o escluse dalle decisioni finanziarie familiari.
Il sistema di protezione nazionale conta oggi 409 centri attivi, un numero in costante crescita rispetto al passato, sostenuto dal lavoro di quasi settemila operatrici. Nonostante l'aumento delle strutture, la distribuzione territoriale delle richieste appare fortemente sbilanciata, con una media di 241 donne per centro nel Nord-Ovest contro le 72 registrate nel Mezzogiorno. Il rapporto evidenzia inoltre un dato allarmante relativo ai minori: quasi l'80% delle madri assistite dichiara che i propri figli hanno assistito alle violenze, e in un caso su quattro i bambini sono stati essi stessi bersaglio dei maltrattamenti. Cresce significativamente anche il numero di donne con disabilità che si rivolgono ai Cav, con un incremento del 145% dal 2020 a oggi, evidenziando forme di abuso che spesso maturano non solo nella coppia ma anche nel più ampio cerchio dei familiari o all'esterno del nucleo domestico.
Restano invece critici i tempi della giustizia e della protezione immediata: solo il 18,7% delle misure cautelari, come l'allontanamento o il divieto di avvicinamento, viene ottenuto entro la prima settimana dalla richiesta, mentre in oltre il 12% dei casi le donne devono attendere più di due mesi per ottenere un provvedimento. Un segnale positivo arriva però dall'affinamento delle metodologie di intervento: ormai la quasi totalità dei centri applica protocolli scientifici per la valutazione del rischio di letalità, uno strumento fondamentale per prevenire gli esiti più tragici e garantire una messa in sicurezza efficace. Tra le donne che hanno avviato il percorso si contano anche circa 9.800 straniere, mediamente più giovani delle italiane e statisticamente più esposte a violenze fisiche e stupri, a conferma di una vulnerabilità trasversale che richiede risposte sempre più tempestive e integrate.
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