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Scompare a 84 anni il grande romanziere che trasformò il trauma della guerra coloniale in Angola in un'opera monumentale e complessa, oggi celebrato con il lutto nazionale a Lisbona.
Scompare a 84 anni il grande romanziere che trasformò il trauma della guerra coloniale in Angola in un'opera monumentale e complessa, oggi celebrato con il lutto nazionale a Lisbona.
La cultura internazionale piange la scomparsa di António Lobo Antunes, il chirurgo della parola che ha saputo sezionare l'anima del Portogallo contemporaneo.
Nato a Lisbona nel 1942 in una famiglia dell'alta borghesia di Benfica, Antunes ha vissuto lo spartiacque della sua esistenza durante il distacco come medico militare in Angola, dove affrontò l'orrore dell'ultimo impero coloniale europeo.
Quell'esperienza brutale divenne la radice della sua poetica: convinto di dover sopravvivere per scrivere libri mai letti prima, tornò in patria per pubblicare capolavori come In culo al mondo e Memoria da elefante, opere che ruppero il silenzio sul trauma dei reduci e dei retornados.
La sua scrittura, densa e caratterizzata da un flusso di coscienza espressionista, ha esplorato le pieghe della follia e della storia attraverso una bibliografia imponente che ha trovato in Italia la sua casa principale presso Einaudi e Feltrinelli.
Il suo percorso letterario, tradotto magistralmente da Maria José de Lancastre, si snoda tra i titoli della memoria e della sofferenza come Conoscenza dell'inferno, Le navi, Trattato delle passioni dell'anima e L'ordine naturale delle cose.
La sua analisi impietosa della società è proseguita con lo sguardo ironico de Lo splendore del Portogallo, la tensione civile di Esortazione ai coccodrilli e le atmosfere notturne di Buonasera alle cose di quaggiù, fino a toccare vette di pura sperimentazione linguistica con Arcipelago dell'insonnia, Il mio nome è legione e il monumentale La vastità del mondo, uscito nel 2022.
Non si possono dimenticare le sue celebri Cronache, piccoli laboratori narrativi che hanno affiancato la sua produzione maggiore, portandolo a vincere premi prestigiosi come il Camões e il Bottari Lattes Grinzane, pur restando l'eterno candidato al Nobel mai assegnato.
L'intero Portogallo si è stretto in un commosso omaggio verso colui che il settimanale Expresso ha definito esigente, ossessivo e geniale. Il Consiglio dei Ministri ha decretato per il 7 marzo una giornata di lutto nazionale, sottolineando il peso incalcolabile della sua eredità culturale.
Il Presidente della Repubblica ha annunciato il conferimento postumo del Gran Collare dell'Ordine di Camões, la massima onorificenza per chi ha dato lustro alla lingua portoghese.
Anche il mondo dello sport ha reso onore alla sua memoria attraverso le parole della società sportiva del Benfica, che ha ricordato con affetto uno dei più illustri sostenitori del club.
Proprio al legame con la sua squadra del cuore era legato uno dei suoi aneddoti più celebri, quando raccontava che in Africa il conflitto si fermava solo per ascoltare alla radio le partite delle Aquile di Lisbona, un momento di fratellanza paradossale che solo la sua penna avrebbe potuto immortalare tra le righe di una vita dedicata a svelare le pieghe più oscure dell'essere umano.
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