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Nell'aula bunker di Rebibbia il drammatico racconto della donna sul giorno dell'omicidio di Ilaria Sula: dalla colazione insieme alla scoperta del corpo, fino al patto del silenzio per l'occultamento del cadavere.
Nell'aula bunker di Rebibbia il drammatico racconto della donna sul giorno dell'omicidio di Ilaria Sula: dalla colazione insieme alla scoperta del corpo, fino al patto del silenzio per l'occultamento del cadavere.
Il processo per l'omicidio di Ilaria Sula, la studentessa ritrovata senza vita in una valigia a Capranica Prenestina nell'aprile dello scorso anno, ha vissuto oggi uno dei suoi momenti più drammatici. Davanti alla Corte d'Assise di Rebibbia è stata ascoltata la madre dell'imputato, Mark Samson, il 24enne reo confesso che deve rispondere di omicidio volontario aggravato da premeditazione e futili motivi. La donna, che ha già patteggiato due anni per il concorso nell'occultamento del cadavere, ha ricostruito i minuti terribili del 26 marzo, quando la discussione tra i due giovani nell'appartamento di Roma è sfociata nel sangue. Tra le lacrime della teste e il dolore dei familiari della vittima, che indossavano magliette con il volto di Ilaria, è emerso un quadro di brutale rassegnazione e complicità familiare.
Dalla deposizione della donna emerge una sequenza di eventi agghiacciante, iniziata con una normale colazione e finita nel terrore: "Ho visto nella stanza di Mark una persona sdraiata, si vedevano i piedi - ha detto la donna -. La testa era verso la finestra, i piedi senza scarpe verso la porta. Intorno alla testa di Ilaria c’era tanto sangue. Era prona, faccia a terra. Alcune tracce di sangue erano sul mobile vicino. Ho chiesto se la dovevamo portare in ospedale, ma mio figlio mi ha detto: 'Ilaria non c’è più, mi ha tradito', aggiungendo in filippino che se non moriva lei, sarebbe morto lui. Mi ha chiesto se avevamo una busta grande e una valigia. Poi ha usato dello scottex per asciugare il sangue. Io gli ho dato dei vestiti vecchi da buttare per pulire. Gli ho detto: 'Basta che hai levato il grosso'".
Prima della scoperta del corpo, la donna ha riferito di aver sentito i ragazzi litigare pesantemente dietro la porta chiusa. Ha ricordato le urla di Ilaria che chiedeva: "Adesso che cosa vuoi fare?", senza tuttavia intervenire per non "disturbare". Solo quando Mark ha aperto la porta, tremante e in lacrime, la verità è emersa in tutta la sua violenza. La testimonianza ha confermato anche le fasi successive al delitto, con la richiesta di buste e valigie utilizzate per far sparire il corpo della ragazza, poi gettato in un dirupo. Un racconto che ha costretto i familiari di Ilaria ad abbandonare l'aula più volte, sopraffatti dall'orrore dei dettagli forniti dalla madre dell'assassino.
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